Il reddito di Pulcinella

venerdì 5 ottobre 2018


Con l’ultima versione del reddito di cittadinanza, alias tessera annonaria 2.0, il Governo del cambiamento sta facendo letteralmente concorrenza al circo dei pagliacci.

A prescindere dai quattrini, che sembrano maledettamente scarsi per coprire la platea prevista di circa 6,5 milioni di poveri, è proprio l’inverosimile applicazione che ne stanno dando Luigi Di Maio e soci che sposta la principale opzione politica del Movimento 5 Stelle nel campo della comicità demenziale. Una comicità resa ancor più irresistibile se pensiamo al magico moltiplicatore che i keynesioti più incalliti attribuiscono a questo strampalato sussidio il quale, secondo il ristrettissimo uso immaginato dal genio di Pomigliano d’Arco, dovrebbe comunque contribuire a far crescere di parecchi decimali il Prodotto interno lordo previsto per il prossimo anno.

In estrema sintesi, vincolando l’utilizzo del reddito di cittadinanza ai consumi legati alla pura sussistenza (consumi che in qualche modo gli individui interessati in gran parte già realizzano o con mezzi propri o grazie al sostegno di qualcuno, ente pubblico o soggetto privato che sia), non ci si può certamente aspettare chissà che ritorno in termini di maggior valore aggiunto. Al massimo, sempreché Di Maio e compagnia cantante lo consentano, si potrà migliorare la propria dieta acquistando generi di maggior qualità, eventualmente aggiungendo qualche spuntino in più alle proprie abitudini alimentari. Tuttavia, considerando che persino i prodotti tecnologici, particolarmente quelli esteri, hanno già ricevuto l’anatema dei grillini più in vista, come il viceministro Laura Castelli, ai voglia a mangiare l’italianissima pasta alle vongole e l’altrettanto patriottica pizza napoletana onde ottenere l’incremento di ricchezza sbandierato dagli onesti a 5 Stelle!

Ma quello che più conta è che sarà ancor più arduo rassicurare gli investitori interni ed esteri con misure di questa natura. Ritenere di riportare miracolosamente lo spread a livelli accettabili sulla base di una colossale redistribuzione di risorse effettuata attraverso il reddito di cittadinanza, per di più sottoposto a vincoli demenziali, rappresenta qualcosa che va ben oltre a un mero atto di fede. D’altro canto con la demagogia, la propaganda e le scemenze economico-finanziarie si possono vincere le elezioni, come è in effetti accaduto il 4 marzo scorso. Solo che quando si tratta di governare un Paese indebitato fino al collo e afflitto da storici e profondi problemi sistemici, tutto ciò non è sufficiente. La strada delle soluzioni semplici, come nel caso del citato reddito di Pulcinella, per risolvere la drammatica complessità delle vere questioni in ballo risulta una strada senza uscita per chiunque.


di Claudio Romiti