giovedì 7 luglio 2016
La Confindustria dà fiato alle trombe del catastrofismo. Il Presidente del Consiglio (proprio lui!) preconizza sfracelli quando cadrà. Industriali e Governo, cioè i pilastri della politica e dell’economia, terrorizzano la nazione propalando menzogne gigantesche e paventando pericoli inesistenti: gli imprenditori per accattivarsi Renzi e Renzi per ammonire gli imprenditori. Le conseguenze economiche e finanziarie prospettate dalla Confindustria nel caso che il popolo bocci la riforma costituzionale sono semplicemente terrorismo previsionale: caduta del Pil, esplosione del debito pubblico, crescita della disoccupazione e via spaventando. Ma credono davvero costoro che esista un rapporto di causa ed effetto tra il mostro costituzionale “Renzoschi” e lo stato dell’economia? Dunque questi intelligentoni attribuiscono, con sprezzo del ridicolo, al senaticchio di “Renzoschi” il potere taumaturgico di risanare la situazione economica e di riuscire a sprigionare le forze produttive, quelle che loro stessi non riescono a liberare; e, ancora, attribuiscono, con sprezzo della coerenza, al nuovo Parlamento turbolegiferante la virtù di liberarli da quei lacci e lacciuoli che detestano perché generati da troppe leggi; e, inoltre, attribuiscono, con sprezzo della serietà, ad un Esecutivo di minoranza, gonfiato con gli ormoni dell’Italicum, il crisma di governo rappresentativo.
Questo terrorizzante apparato di sciocchezze fa il paio con le dichiarazioni di Renzi che pone se stesso al centro della storia: con me o contro di me; se perdo me ne vado (dove?); senza la riforma costituzionale l’Italia crolla e l’Europa ci ride dietro; sono l’ultima spiaggia; e via gonfiandosi. Ma la verità è che, bocciata la riforma, Renzi non andrà da nessuna parte ma cercherà di restare in carica o di far sciogliere le Camere. All’Europa non frega nulla del senaticchio di “Renzoschi”. L’economia andrà come sapranno farla andare gli imprenditori coraggiosi che non si ergono a Cassandre. E L’Italia sarà giudicata, valutata e tenuta in conto a prescindere dagli spaventapasseri di viale dell’Astronomia e Palazzo Chigi.
di Pietro Di Muccio de Quattro