La soluzione delle primarie corrette

giovedì 3 marzo 2016


La politica non è fondata sui buoni sentimenti ma sui rapporti di forza. Da questa banale considerazione parte la richiesta di Matteo Salvini di scegliere con le primarie i candidati sindaci del centrodestra nelle diverse città in cui si vota. A questa richiesta il leader leghista è arrivato per gradi. Prima ha condiviso il metodo della scelta concordata tra i vertici dei tre partiti maggiori del centrodestra incassando le candidature della Lega nei luoghi dove non c’erano contestazioni con gli alleati. E poi ha abbandonato il metodo verticistico ed invocato quello della consultazione popolare attraverso le primarie nei punti non solo dove le gli accordi non erano facili e le frizioni erano diventate più stridenti, ma anche l’uso delle primarie poteva diventare uno strumento di utile promozione e rafforzamento della Lega.

Il caso di Roma è fin troppo significativo. In una prima fase Salvini ha accettato l’indicazione di Guido Bertolaso fatta da Silvio Berlusconi per superare il veto della Meloni su Alfio Marchini. Nella seconda fase ha ritirato il consenso su Bertolaso ed ha organizzato delle primarie leghiste che non hanno prodotto alcun risultato sulla candidatura a sindaco, ma hanno fornito la prova della presenza della Lega a Roma ed hanno lanciato la richiesta di sciogliere i casi intricati attraverso il ricorso alle consultazioni popolari dove vince chi ha più organizzazione sul territorio.

La strumentalità del comportamento del leader leghista è evidente. Ma sarebbe sciocco non capire che Salvini sta facendo il suo mestiere e lo sta facendo anche al meglio. Il suo è diventato il partito più forte della coalizione del centrodestra e, se non vuole che questa forza si riduca, il leader della Lega non può che comportarsi come sta facendo. Cioè pretendere di risolvere i casi intricati ricorrendo a primarie dove far valere il peso della maggiore organizzazione del proprio partito o, come avviene a Roma, dove rendere tangibile la presenza ed il peso della Lega.

Salvini, in sostanza, fa il suo. Ma gli altri fanno il loro? Chi si oppone alla pretesa salviniana di ricorrere alle primarie denunciando la strumentalità della posizione del leader leghista e riproponendo il metodo della soluzione sempre e comunque verticistica si pone su una posizione di difesa statica e perdente dei vecchi rapporti di forza. Se ci si vuole misurare con Salvini sul suo stesso terreno non c’è altra strada che quella di accettare le primarie come metodo di selezione delle candidature, ma di pretendere che queste primarie non siano fasulle, truccate in partenza e ad uso e consumo solo del gruppo più organizzato e provvisto di più militanti ma siano serie, codificate e provviste di meccanismi in grado di prevedere a fianco del voto degli elettori, suscettibile di condizionamenti da parte di lobby e consorterie varie, anche il voto di “grandi elettori” scelti dai vertici dei singoli partiti per competenza, autorevolezza e coerenza. Non si tratta di una trovata del momento, ma di definire la strada per il futuro. Chi trova un nuovo metodo affidabile di selezione di classe dirigente, trova la formula per tenere unito il centrodestra!


di Arturo Diaconale