martedì 2 febbraio 2016
Evasori per necessità, suicidi per disperazione. È la condizione che oggi vivono molti nostri connazionali, semplici cittadini, commercianti, artigiani, imprese della moda, investiti dalla più lunga crisi economica della storia contemporanea. Per loro, che erano il nostro fiore all’occhiello e che invece stanno diventando il nostro bottone da lutto all’occhiello, è stato scritto il disegno di legge per l’amnistia fiscale dei debiti, verso lo Stato, per importi inferiori a 50mila euro.
L’unico spiraglio che gli imprenditori intravedono è il consolidarsi di una giurisprudenza che dà loro ragione, nel caso in cui contraggano debiti con lo Stato, perché tra il pagare le tasse e pagare gli stipendi dei dipendenti hanno optato per questa seconda ipotesi. Un atto di civiltà il loro, ma anche di coraggio perché vanno incontro ad un salto senza paracadute. Coraggio ancora maggiore quando devi scegliere tra il dare un tetto e dare mangiare alla tua famiglia e pagare le multe per divieto di sosta. Senza nemmeno il conforto di una giurisprudenza così favorevole. Tributi evasi, tasse comunali, bolli auto. Non sono malattie e dunque non si dovrebbe morire a causa loro. Gli evasori “professionali” è giusto che paghino nel modo più duro, perché ne va della tenuta del nostro sistema sociale di mutuo aiuto, ma il titolare di un tabaccheria o di un negozio fotografico (fatto, quest’ultimo, accaduto a Tarquinia lo scorso 25 gennaio ) onesto deve avere una possibilità di recuperare.
Una legge per l’amnistia fiscale dei debiti, contratti con lo Stato, sarebbe un atto di civiltà e di giustizia. Lo Stato, infatti, con i grandi gruppi industriali nazionali ed internazionali addiviene a transazioni economiche, sui debiti, che suonano come un’ingiustizia. Sconti per decine di milioni, quando non per centinaia. Con il paradosso che una big company di certo non si suiciderà e non lascerà orfani, che subiranno la beffa di dovere saldare i debiti qualora volessero salvare la storia familiare accettando l’eredità del defunto. Beffa delle beffe quando le istituzioni si “amnistiano” tra di loro: Rosario Crocetta, presidente della Regione Sicilia, per esempio ha abbuonato allo Stato miliardi di euro che la Corte costituzionale ha decretato essere dei siciliani.
Utilizziamo, allora, i risparmi della spending review applicata alla Pubblica amministrazione per alleviare il peso fiscale di cittadini e imprenditori incolpevoli. Rei soltanto di ritrovarsi nella peggiore crisi economica che la Repubblica italiana abbia mai conosciuto.
Il Parlamento non deve alzare barriere ideologiche o, peggio, di gelosie dettate dalla populistica corsa alle urne; non deve restare sordo alla richiesta di aiuto che, per esempio, arriva dalle decine di pagine dedicate sui social media alle “vittime del fisco”. Ecco perché dovrebbe approvare il disegno di legge che ho presentato.
di Giovanni Mauro