Udc a destra: gioco a somma positiva

giovedì 6 febbraio 2014


Il sistema politico del nostro Paese è parecchio strano, se interpretato con le categorie tradizionali della scienza politica. Ma il centrodestra italiano, in quanto a “stranezza”, non accetta lezioni da nessuno. Dopo che berlusconiani, anti-berlusconiani e post-berlusconiani hanno trascorso gli ultimi mesi discettando sul concetto di “tradimento” e sulla sua applicabilità (o meno) al lessico della politica, basta che uno dei “traditori primordiali” del Cavaliere torni a casa – o quantomeno accenni un passettino in questa direzione – per rianimare, come d’incanto, una coalizione che sembrava in via di disfacimento.

Tutto merito (o colpa, a seconda dei punti di vista) di quel Pier Ferdinando Casini che nel 2008, non accettando la svolta del Predellino, decise di inseguire il sogno del Grande Centro per contrastare quel “bipolarismo muscolare” che, a suo dire, aveva soltanto provocato danni al Paese. Tra gli applausi (scontati) dei mainstream media e i fischi dei “bipolaristi traditi”, Casini è riuscito prima a sopravvivere e poi addirittura a governare. Prima di inciampare nel più classico degli autogoal affidando il proprio “zoccolo duro” di elettori alle cure sapienti di Mario Monti e Gianfranco Fini. Che prima lo hanno dissanguato e poi sono morti (politicamente, per carità) di anemia fulminante. Svanito il sogno centrista, il buon Pier Ferdinando – da democristiano pragmatico – si è fatto un paio di conti. E ha deciso di esplorare la possibilità di un ritorno all’ovile berlusconiano (o post-berlusconiano).

Apriti cielo! I sacerdoti dell’iper-berlusconismo, che per mesi hanno campato di rendita sui tradimenti altrui, si sono ribellati all’affronto. Ma non soltanto hanno trovato poche sponde tra i militanti azzurri, per lo più ansiosi di un ritorno alla “normalità”. È stato lo stesso Berlusconi ad accogliere a braccia aperte il “figliol prodigo”, sgozzando il vitello grasso tra le proteste – in qualche modo legittime – di chi, dalla casa paterna, non si era mai allontanato. Ma questa, piaccia o non piaccia, è la politica. Un luogo dove il tradimento e la gratitudine non esistono.

Perché tutto si riduce all’equilibrio (instabile per definizione) tra interessi – contrapposti o concorrenti – che in determinate congiunture storiche si contrastano o si uniscono per combattere un avversario comune. Il ritorno dell’Udc nel centrodestra – che per ora, è bene ricordarlo, è soltanto una ipotesi – è un gioco a somma positiva, in cui tutti ci guadagnano. Ci guadagna Berlusconi, che inverte un trend di “abbandoni” che iniziava a diventare preoccupante. Ci guadagna Casini, che riacquista un ruolo politico strategico. Ci guadagna Alfano, che si ritrova in una posizione di “cerniera” in vista della tanto sospirata costruzione del Ppe italiano. Ci guadagna tutto il centrodestra, che si avvicina a quella soglia del 37% che gli consentirebbe di vincere le prossime elezioni. Tutti gli altri se ne facciano una ragione: it’s the politics, stupid!

Tratto da Notapolitica.it


di Andrea Mancia