Le solite ricette neo-democristiane

mercoledì 21 novembre 2012


Era inevitabile che in un simile frangente, all’interno di una transizione politica dai risvolti oscuri ed imprevedibili, spuntassero come funghi le più variegate formule e ricette per uscire dalla crisi, con l’intento di rinvigorire una democrazia chiaramente boccheggiante. Ovviamente dopo l’uscita romana di Montezemolo, tesa a promuovere una sorta di rifondazione democristiana intorno alla figura carismatica di Mario Monti, si fa un gran parlare di una sorta di reinvestitura popolare dell’attuale governo tecnico, pur senza un coinvolgimento elettorale diretto del bocconiano. E se l’operazione dovesse andare a buon fine, portata avanti da un composito fritto misto di partitini, movimenti ed associazioni appartenenti all’area cattolica e moderata, si tratterebbe comunque dell’ennesima anomalia di un sistema che proprio non riesce a percorrere la strada maestra per risolvere le grandi questioni nazionali.

Questioni nazionali che, occorre ripeterlo con forza, fino ad ora nessuno è stato sostanzialmente in grado neppure di scalfire. A cominciare da quel “moloch” statale che continua, professori o meno, a divorare immense risorse, distruggendo ogni speranza di ripresa. E così, mentre si discute di progressisti e moderati e di molti altri temi di lana caprina,  non c’è un indicatore economico e finanziario che ci induca a nutrire un pur lieve ottimismo, anzi. Mentre sulle piazze e nei pollai televisivi ci si affanna a seppellire la “vecchia” classe politica, ripetendo la prassi ancestrale del capro espiatorio quale rito purificatore, sembra interessare a ben pochi neo-professionisti del bene comune l’aumento vertiginoso del solo debito statale, cresciuto di ben 90 miliardi nei primi 10 mesi del 2012. Un dato raccapricciante che, a occhio, contrasta decisamente col deficit di bilancio previsto per l’anno in corso. Un dato raccapricciante che alcuni dei “nuovi” soggetti pronti a scendere in campo sembrano assolutamente trascurare.

A tale proposito, tornando all’iniziativa promossa da Italia Futura, uno dei suoi più autorevoli sostenitori, il presidente delle Acli, Andrea Olieviero, ha dichiarato nel corso del talk mattutino “Coffee break”, condotto da Tiziana Panella, che «per portare avanti le riforme di cui abbisogna il Paese non basta un governo tecnico in quanto, da quel che si è visto, esso è stato in grado sostanzialmente di realizzare solo tagli alla spesa». Tagli alla spesa? Evidentemente il leader di questa grande associazione di orientamento cattolico ritiene che, nonostante le impressionanti salassate fiscali realizzate dal governo dei professori, l’ennesima esplosione del debito pubblico centrale sia compatibile con tagli alla spesa che, evidentemente, esistono solo nella sua immaginazione. Poiché, e qui concludo, Monti tecnico o Monti sostenuto da una investitura popolare, se non si comincia al più presto a tagliare il mostro di una spesa pubblica che divora il 55% del Pil, alleggerendo contestualmente la insostenibile pressione fiscale, tra breve ci troveremo a discutere di default. Altro che fare squadra!


di Claudio Romiti