Lo scontro sociale che spacca l’Europa

venerdì 16 novembre 2012


Eurostrike. Abituiamoci a questo neologismo. In parole povere significa “colpo europeo”, anche se “strike” in inglese designa più propriamente uno sciopero. Quello che è andato in scena nelle capitali del Continente è più propriamente un violento atto d’aggressione alle politiche di austerity dei governi, dunque un “colpo” appunto, variante della guerriglia urbana che si è dispiegata nell’impreparazione, soprattutto psicologica, delle autorità politiche, mentre quelle di polizia hanno dovuto faticare non poco a  riportare l’ordine nelle piazze e nelle strade. In realtà di è trattato di una mobilitazione che prelude ad un probabilissimo scontro sociale generato dall’ingovernabile crisi economica finora arginata (si fa per dire) soltanto con la pressione fiscale. Ai giovani soprattutto non è stato concesso nulla, alle famiglie è stato riservato un impoverimento come non lo si vedeva dalla fine della seconda guerra mondiale, alle piccole e medie imprese è stato riconosciuto il diritto di suicidarsi, agli esodati in Italia neppure quello. A colpi di web si è mobilitata in pochi giorni una vasta platea di scontenti, arrabbiati, delusi, frustrati, a  Roma non dissimile da quella che dilaga a Parigi e a Londra, a Madrid e a Lisbona, ad Atene e Berlino. Frattanto i partiti in Italia giocano ai soldatini, spostando fantomatiche truppe di qua e di là sullo scacchiere politico, mentre una generazione che rischia di “saltare” il processo produttivo e, dunque, la sua stessa esistenza si appresta a vagabondare nel vuoto. Lo scontro sociale è diventato planetario. Indignati? Non solo. Disposti a tutto, mentre le classi dirigenti si baloccano tra Francoforte, Bruxelles ed il Fondo monetario per far quadrare il cerchio, come se non sapessero che tutto dipende dalla finanza che s’è mangiata l’economia reale, che le banche (almeno in Europa) acquisiscono fondi dalla Banca centrale ad interessi stracciati per poi rivendere il denaro ai povericristi a prezzi proibitivi. Il contorno politico non è meno deprimente: duemila miliardi di debito pubblico che la più imponente, massiccia, insensata manovra fiscale che sia mai stata messa in campo in Italia (solo Hollande è riuscito a fare peggio), non ha fatto diminuire di un euro il deficit. E la spesa pubblica continua a precipitarci all’inferno.Lo sanno bene tutto questo – non sono sprovveduti – i ragazzi e quelli che non sono più tali che a Torino, Padova, Brescia, Milano, Roma e Napoli hanno dato vita ad una guerriglia che ha fatto qualche vittima e, almeno per ora, fortunatamente, non c’è scappato il morto. Certo, non si può giustificare la violenza in nessun caso. Ma si può pretendere dai disperati che rechino un fiore davanti ai palazzi del potere? È necessario intervenire con gli strumenti appropriati, se non si vuole che l’Eurostrike degeneri in ben più gravi fenomeni di devastazione.

Nulla di quanto si è visto per le strade d’Europa è frutto dell’innocenza, ma innocenti non sono neppure coloro che hanno preparato irresponsabilmente lo stato di cose nelle quali ci siamo impaludati. Siamo tutti più poveri, più incerti, meno protetti, molto più insicuri. E chi aveva per tempo ipotizzato che la crisi sfociasse nello scontro sociale del quale ho l’impressione che finora abbiamo visto soltanto avvisaglie ha avuto purtroppo tragicamente ragione.

Le peggiori classi dirigenti politiche e finanziarie che l’Europa si ritrova da almeno un sessantennio farebbero molto male a declassare l’Eurostrike a fenomeno estemporaneo di estremisti teleguidati. È vero che lo Stato, la comunità nazionale, la libertà dei cittadini vanno salvaguardate, ma ignorare che la gente comincia ad avere fame e che i più giovani di fronte a loro scorgono il deserto nel quale marcire, significa spingere oltre la notte della disperazione non minoranze ininfluenti e marginali, ma popolazioni che prima o poi travolgeranno l’ordine civile poiché in esso non si sentono più rappresentati.

Ancora una patrimoniale, ancora qualche indecente balzello, ancora un aumento del costo del denaro tanto per privare chi ha aspirato per anni a costruirsi una casa con un mutuo per mettere su famiglia, sogno pulito, innocente e naturale, e non resterà niente di questa Europa devastata nello spirito non meno che nella materialità dei bisogni primari soprattutto della sua gioventù. L’allarme risuonato in questi giorni è destinato a non cessare per molto tempo.


di Gennaro Malgieri