Qualcuno ha perso i Fini inibitori

martedì 2 ottobre 2012


Cinquecentomila euro richiesti da Fini, querelante, a Libero. Cinquecentomila euro richiesti da Lavitola a Berlusconi per trovare i documenti che incastrino il cognato di Fini. Ricardo Alberto Marinelli, presidente panamense, tirato in ballo da Fini nei ricatti contro di lui: chissà che non abbia chiesto cinquecentomila euro.Cinquecentomila euro offerti da Verdini, La Russa e Santanché, secondo La Stampa, ad un onorevole finiano per passare al Pdl. Cinquecentomila euro vinti dal fidanzato con i soldi prestati dalla fidanzata che ne ottiene la metà, grazie alle procure. Si indaga per i collegamenti dei due con Pdl, Libero o Lavitola. Cinquecentomila euro, è il taglio dei nuovi biglietti, secondo nuove indiscrezioni, richiesti per partecipare alle future primarie del Pdl. Si attendono i cinquecentomila euro pagati per firmare Cassibile, per mettere le bombe in una decina di luoghi storici. Non è chiaro chi tra Stato e mafia abbia pagato all’altro cinquecentomila euro in cambio dei noti accordi. 

La sedia trono del presidente della Camera sarà esorcizzata e benedetta da sacerdoti esperti di riti antidiabolici e di riti satanisti. Anche le massime autorità religiose assieme a quelle laiche condividono la certezza dell’influsso tremendo e maligno contenuto nel ligneo trono su chi vi si siede. Gli ultimi presidenti della Camera (Oscar Scalfaro, Giorgio Napolitano, Irene Pivetti, Luciano Violante, Pierferdinando Casini, Fauso Bertinotti e da ultimo Gianfranco Fini) sono stati sottoposti ad aure che li hanno trasformati rocambolescamente e sorprendentemente. Democristiani sornioni che si fanno guevari e  pouchisti, comunisti che diventano amanti di belle epoque e finanzieri, leghisti che diventano soubrette, giustizialisti che chiedono pietà per i condannati, fascisti che diventano libertari antifascisti sembrano soggetti da studio di trasformazione dela personalità. Decenni e decenni di onorate carriere, di conclamati comizi, di frequentazioni schierate oltre ogni dubbio mandate in fumo in una trasformazione che ha dell’incredibile, che non può essere razionale, che appare magica. 

Se gli esorcismi non saranno sufficienti, tre Grandi Maestri di diverse Officine si sono offerti di dichiarare la grande maledizione del Grande Architetto, di  bruciare su carboni carbonari i legni sospetti e di affidare la ricostruzione del trono ad apprendisti e muratori appositamente benedetti. 

“La perdita dei freni inibitori” è una nota frase delle commedie all’italiana degli anni ’70. Era pronunciata dalla figura topos del frustrato sessuale, in genere un piccolo borghese intellettuale, davanti a prorompenti e formose signorine che il frustrato, questa figura da commedia dell’arte, desiderava sessualmente senza avere il coraggio di corteggiarle. Per giustificarsi il frustrato faceva riferimento alla vergogna di perdere i freni inibitori, indici morali, che bisognava anteporre alle grazie delle signorine. Ora si scopre che fondare televisioni, costruire aziende, creare partiti e vincere le elezioni sia come perdere i freni inibitori. Detto da chi non ha mai fondato alcunché, ha ereditato partiti, riducendoli al minimo, usa poteri istituzionali per comiziare davanti a giornaliste di carriera dc, divenute da vecchie radicalchic e soprattutto denunciare capi di stato esteri in diretta. E tutto per distruggere, sé e la propria parte politica. 

Cosa vuol dire perdere i fini inibitori...


di Giuseppe Mele