Cinque riforme per tutti i liberali

mercoledì 12 settembre 2012


L’Italia può contare sull’aiuto dell’Europa solo se rispetterà gli impegni sulle riforme e le azioni di risanamento economico e finanziario chiesti dall’Europa stessa. Chiunque uscirà vincitore dalle elezioni della prossima primavera, se non vorrà evitare il disastro economico del paese dovrà obbligatoriamente realizzare il programma dettato dalle autorità europee. E lo dovrà fare senza deroghe, senza ritardi, senza furbizie di sorta. Non a caso Mario Monti ha osservato con estremo realismo ed un pizzico d’ironia che «ormai il governo dell’Italia si fa in gran parte a Bruxelles con l’attiva partecipazione italiana». Il futuro esecutivo, quindi, qualunque connotazione politica possa assumere (centro sinistra, centro destra, grande coalizione, tecnico o altro) non potrà fuggire agli obblighi imposti dalle condizioni internazionali. A meno che, ovviamente, non decida di provocare l’uscita dell’Italia dall’Euro assumendosi la responsabilità di una iniziativa del genere.

Tutto questo comporta un inevitabile condizionamento della prossima campagna elettorale italiana. Rende obbligata la continuità nella prossima legislatura della linea di politica economica portata avanti dall’esecutivo tecnico di Mario Monti anche in caso di nascita di un governo “politico”. E costituisce una ovvia riduzione della sovranità nazionale del nostro paese.  Ma, a parte la considerazione che una parte di sovranità nazionale è già stata svenduta in passato (non solo quello prossimo, ma anche quello più remoto), questa condizione non ha alternative. Tranne quella di trasformare la subalternità imposta dall’emergenza in una opportunità tesa a far recuperare al paese una condizione almeno paritaria con quelle delle altre grandi nazioni europee.

Questa opportunità si coglie non limitandosi a rispettare l’agenda stabilita a Bruxelles, ma sfruttando  la spinta imposta dal condizionamento esterno per realizzare quelle riforme che riguardano i problemi specifici italiani e che non sono comprese nelle indicazioni dell’autorità sovranazionale a cui i nostri governi hanno demandato il compito di farci uscire dalla crisi.

Esistono, in sostanza, delle peculiarità tutte italiane nella crisi generale dello stato sociale burocratico-assistenziale del Vecchio Continente. E gli obblighi dell’Europa dovrebbero diventare lo stimolo per eliminarle una volta per tutte.

Promuovere queste riforme, tese ad affiancare all’azione di risanamento anche il tentativo di eliminare le anomalie specifiche italiane, è compito della cultura politica d’ispirazione liberale. Quella cultura che è presente nelle tre grandi aree politiche italiane del centro destra, del centro sinistra e delle forze intermedie. E che, sia pure con sensibilità e priorità diverse, ha da tempo identificato nelle riforme delle istituzioni, del fisco, del lavoro, delle autonomie e della giustizia i nodi principali da sciogliere per liberare il paese dai condizionamenti negativi che esso stesso si è creato nel tempo. La proposta che L’Opinione lancia ai liberali (o liberal) di tutti gli schieramenti non è di realizzare una impossibile riunificazione o un irrealistico inciucio trasversale ma di restare ognuno solidamente ancorato al proprio campo concordando solo l’impegno a portare avanti la realizzazione delle cinque grandi riforme indicate. Qualcuno, dopo le elezioni, si ritroverà tra i vincitori, qualche altro tra i vinti. O forse tutti si ritroveranno obbligati ad una convivenza innaturale come quella dei sostenitori dell’attuale governo tecnico. Ma se ci sarà tra i liberali di destra, di centro e di sinistra un impegno comune a perseguire le cinque grandi riforme indispensabili per il paese la nuova legislatura perderà l’aspetto attuale di salto nel buio e diventerà l’occasione per la tanto attesa ripresa. Per discutere di questo impegno e di queste riforme L’Opinione ha organizzato un convegno per il 22 settembre all’Hotel Fiordigigli di Fonte Cerreto di Assergi (L’Aquila) a cui ha invitato i personaggi più rappresentativi della cultura liberale dei diversi schieramenti in campo. L’obbiettivo è dimostrare che celebrare le elezioni non sarà inutile se all’agenda Monti chiesta dall’Europa non si aggiunge l’agenda Italia imposta dalle necessità specifiche del nostro paese.


di Arturo Diaconale