Il rischio autoritario e il compito dei liberali

giovedì 26 luglio 2012


Nessuno lo dice apertamente. Ma la preoccupazione che il paese stia vivendo una fase di preparazione di una inevitabile avventura di stampo autoritario incomincia a serpeggiare tra l’opinione pubblica con sempre maggiore insistenza. L’unico ostacolo che sembra frenare l’avvento di una svolta dittatoriale riguarda l’identità di chi dovrebbe realizzarla. Al momento non sembrano esistere soggetti di alcun genere (politici, burocrati, imprenditori, finanzieri, pezzi dello stato, generali, colonnelli o semplici capitani) in grado di conquistare il potere. Ma chiunque abbia un minimo di conoscenza della storia sa bene che il presunto ostacolo è, in realtà, inesistente. Nei momenti di crisi più acuta c’è sempre chi va a coprire, volente o nolente, un ruolo che viene imposto da circostanze che nessuno è più in grado di controllare. Non c’è bisogno di tirare il ballo la grande depressione del ‘29 che favorì l’avvento del nazismo in Germania per sottolineare come il timore diffuso e silenzioso non sia affatto peregrino.

Basta ripercorrere le vicende italiane dei primi venti anni del secolo scorso per rendersi conto che la storia si può drammaticamente ripetere. Soprattutto nel caso in cui, dopo un paio di decenni di degrado della vita politica e di conseguente delegittimazione continua delle istituzioni, si verifichi un trauma sociale talmente forte da innescare la scintilla per l’esplosione di tipo autoritario. Nel primo ventennio del novecento il degrado della politica e la delegittimazione delle istituzioni parlamentari precedettero il trauma della prima guerra mondiale che preparò il terreno ad una svolta autoritaria considerata al tempo dalla maggioranza degli italiani come unica possibilità di uscita da una crisi che appariva inguaribile e devastante.

All’inizio del secondo decennio del duemila e dopo aver preso atto che il degrado della politica è uguale a quello del passato e che la delegittimazione delle istituzioni ha raggiunto e superato i livelli di allora, appare fin troppo lecito temere che la crisi dell’euro ed il conseguente disastro dell’economia nazionale possano diventare la spinta decisiva per una nuova deriva autoritaria. Se lo spread vanifica in un giorno qualsiasi sacrificio imposto da mesi e mesi di tassazioni forsennate è normale che un numero crescente di cittadini incominci a pensare che solo una mano forte possa rompere una spirale così perversa. Rischio autoritario E se una procura chiede di mettere alla sbarra i rappresentanti della mafia e quelli della Prima e della Seconda Repubblica è scontato che una massa sempre più ampia ed impaziente dei cittadini incominci a chiedere un colpo di scopa violento e salvifico per fare pulizia e cambiare finalmente pagina. Si può fingere di non capire il brontolio minaccioso che viene dalle viscere del paese. Si può mettere la testa sotto la sabbia e fare finta di nulla. Ma è fin troppo evidente che non sono questi i modi per esorcizzare un fantasma che può materializzarsi nei tempi più rapidi e nelle forme e nei modi più impensati.

Chi pensa che basti il ritorno alle urne, anticipato o alla scadenza naturale che sia, per scaricare una tensione così diffusa e forte. Anzi, è proprio la sensazione che dalle urne non potrà mai uscire una risposta chiara alla domanda di stabilità e di sicurezza proveniente dalla pancia degli italiani ad alimentare la tensione, la paura e la conseguente voglia inconfessata di soluzione autoritaria. Avere a cuore le sorti della democrazia repubblicana, allora, impone alle forze politiche responsabili di non nascondere la testa sotto la sabbia. E di cercare di dare comunque di dare un qualche segnare rassicurante al paese. Non si tratta di promettere stabilità dopo elezioni che si preannunciano non decisive sbandierando ufficialmente ciò che viene concordato sottobanco. Cioè una nuova grande coalizione, con o senza Monti. Si tratta di concordare ufficialmente oggi le riforme indispensabili da fare domani per impedire la caduta verso sbocchi autoritari. Il “Salva-Italia” deve diventare il “Salva-democrazia”. E gli artefici di questa operazione, che non comporta cambiamenti di campo o formazione di alleanza innaturali, dovrebbero essere i liberali dell’uno e dell’altro versante. Quelli che, conservatori o progressisti che siano, credono però nella necessità di ripristinare lo stato di diritto e di riformare lo stato assistenziale per salvare la democrazia italiana dal rischio di ramazza autoritaria, rossa, nera o giustizialista, che grava sul paese.


di Arturo Diaconale