Gli anticorpi della Libertà

mercoledì 13 giugno 2012


C'è grande incertezza su come si andrà a votare al termine dell'attuale legislatura. Con il "Porcellum"? Con il doppio turno? O con il sistema spagnolo-tedesco su cui Pd e Pdl avevano trovato un vago accordo nelle settimane passate? A questa totale incertezza corrisponde però un grande certezza. Quella secondo cui la prossima competizione elettorale ruoterà attorno a due temi specifici. Il primo è la protesta contro la classe politica e la classe dirigente del paese. Il secondo è la richiesta di una ricetta funzionante per uscire dalla crisi che minaccia di far regredire la società italiana ai livelli del primissimo dopoguerra.

Al momento sappiamo che chi protesta e propone la cacciata a furor di popolo della classe politica e dirigente non ha alcuna idea di come affrontare la crisi. Beppe Grillo e tutti gli altri contestatori, alimentati da un sistema mediatico che per semplici esigenze commerciali (vendite ed audience) inocula nell'opinione pubblica le mestatasi di uno sterile ribellismo, non hanno nulla da proporre tranne la prospettiva non di una qualche rivoluzione ma solo di qualche assalto ai forni per la conquista di mezza pagnotta.

Al tempo stesso, la classe politica e dirigente investita da questa ondata di ribellismo reagisce serrando le proprie fila e riproponendo l'unica ricetta anti-crisi che conoscono: una strenua difesa del modello di stato burocratico e assistenziale costruito in Europa nell'ultimo secolo e mezzo e che, per tragico paradosso, costituisce la causa principale della crisi stessa. Su questa posizione di difesa del modello europeo di stato burocratico-assistenziale non c'è alcuna differenza tra i vecchi partiti e i nuovi tecnici al governo. Anzi, anche se Mario Monti non perde occasione per cavalcare qualche tema caro all'antipolitica e marcare la differenza tra forze politiche ed elite tecniche, tra le une e le altre esiste una piena identità di vedute. Che è quella dei dirigisti di ogni colore, genere e specie, secondo i quali l'interesse dell'individuo deve essere sempre e comunque subordinato all'interesse collettivo interpretato solo da oligarchie ristrette più o meno illuminate.

Non esiste differenza, allora, tra vecchi politici e nuovi tecnici. Sono le facce diverse di un solo ed unico problema. Che può essere affrontato solo inserendo nella società italiana dosi massicce di anticorpi di natura liberale. 

Quegli anticorpi che dovrebbero intrecciare la protesta contro il passato e la richiesta di un migliore futuro, guidando la battaglia per la sburocratizzazione. Sia dell'Europa, sia del nostro paese. 

C'è dunque bisogno che alla vecchia classe di politici e di tecnici dirigisti e burocratizzati si contrapponga una classe politica nuova, portatrice di una nuova idea nazionale per dare vita agli Stati Uniti di una Europa liberale e democratica. E di una nuova idea liberale per riportare a livelli accettabili il peso oggi esorbitante ed insopportabile dello stato sui cittadini italiani.

Come perseguire un risultato del genere, che è poi quello di assicurare una presenza il più ampia possibile di nuova classe dirigente liberale nel Parlamento della prossima legislatura? 

La strada da seguire non passa attraverso la riesumazione di esperienze ormai consegnate alla storia. Non è più tempo di mini-partiti o, peggio, di aggregazioni di soli combattenti e reduci. È tempo di dare vita ad una rete di aggregatori della ampia galassia di liberali convinti o anche inconsapevoli (la stragrande maggioranza) esistente nel nostro paese. L'iniziativa di sabato scorso a Milano della Costituente Liberale a cui hanno partecipato Enrico Musso, Carlo Scognamiglio, Piero Ostellino, Giuliano Urbani, Renato Altissimo, Gabriele Albertini, Adriano Teso ed il sottoscritto, è un buon inizio. Che va alimentato da altre analoghe iniziative tese a raccogliere i tanti anticorpi di natura liberale esistenti nella società civile del paese nella prospettiva di assicurare una significativa presenza liberale nel prossimo Parlamento.

L'obbiettivo, è bene ribadirlo, non è creare un mini-partito per soddisfare qualce isolata ambizione. È di uscire dalla marginalità e marcare una presenza consistente e condizionante nella vita pubblica italiana. Il mezzo si vedrà. Alla luce del sistema con cui si dovrà andare a votare.


di Arturo Diaconale