Il ventennio sprecato e la grande riforma

sabato 26 maggio 2012


In Francia la crisi dell'Algeria provocò il passaggio dalla Quarta Repubblica proporzionalista alla Quinta Repubblica del semipresidenzialismo voluto dal generale De Gaulle.

In Italia sarà la crisi economica della grande recessione a provocare la fine della seconda repubblica del bipolarismo incompiuto alla terza repubblica del bipolarismo definito e del semipresidenzialismo auspicato congiuntamente da Silvio Berlusconi e Massimo D'Alema?

Si dice che se i partiti dell'attuale maggioranza fossero totalmente d'accordo, la grande riforma potrebbe vedere la luce entro l'attuale legislatura. Ma si tratta di una considerazione decisamente ottimistica. 

Anche nella Bicamerale della seconda metà degli anni '90 Berlusconi e D'Alema si trovarono d'accordo sulla legge elettorale con il doppio turno e sull'elezione diretta del Presidente della Repubblica. Ma tutti sanno come sia andata a finire. 

Oggi si è tornati al punto di partenza. E l'esperienza del passato insegna che il rischio di dover aspettare altri vent'anni prima di vedere la tanto invocata "grande riforma" non è affatto peregrino. Certo, le condizioni di oggi sono diverse da quelle del passato. Il presidenzialismo, che non solo non è contemplato ma accuratamente escluso dalla nostra Carta Costituzionale, si è di fatto già realizzato. 

La crescente presenza politica dei Capi dello Stato che si sono succeduti dai tempi del "picconatore" Francesco Cossiga all'attualità del "governo del Presidente" realizzato da Giorgio Napolitano, indica senza possibilità di equivoco che la Costituzione formale è già stata cambiata in senso presidenzialista da quella materiale.

Ma anche se di fatto il semipresidenzialismo alla francese è già in vigore, i nemici del rafforzamento del potere esecutivo a scapito della cosiddetta "centralità del parlamento" non mancano. E potrebbero avere facile gioco nell'approfittare del poco tempo che resta alla legislatura per mandare a gambe all'aria il progetto su cui potrebbero trovarsi d'accordo Pdl, Pd e Terzo Polo.

Se questo avvenisse, però, sarebbe una autentica jattura. Non solo perché continuerebbero ad esplodere le contraddizioni provocate da un assetto istituzionale materiale divenuto per prassi addirittura opposto di quello formale. Ed in tempo di grave crisi queste esplosioni sono estremamente pericolose. Ma perché la prospettiva di perdere altri vent'anni prima di arrivare ad un risultato a cui la Francia è giunta sessant'anni fa suscita grande preoccupazione ed angoscia. Non per semplice gelosia . 

Ma perché un ritardo di ottant'anni sarebbe incolmabile per un paese dove la mancata riforma ha congelato una intera classe politica impedendone il ricambio. 

Negli ultimi vent'anni in Francia si è passati da Mitterrand a Chirac, da Sarkozy  ad Hollande. 

Noi siamo sempre fermi a Berlusconi e D'Alema. Che se dal '94 ad oggi ci fosse stato il sistema francese ed avessero fatto due mandati ciascuno al Quirinale come Mitterrand e Chirac, oggi farebbero serenamente i senatori a vita dando consigli più o meno utili (o ascoltati) ai propri fisiologici successori.


di Arturo Diaconale