Sveglia italiani, arrivano nuove tasse comunali

lunedì 31 agosto 2026


Bene o male le vacanze sono finite: sarebbe giusto dire che è terminata la calma piatta estiva. Ma le persone con i piedi per terra non hanno mai smesso di chiedersi come restituiremo i prestiti europei del PNRR. Ed ancora: Come pagheremo i costi che l’Ue ha fretta d’addebitarci per gli ultimi sette anni dovuti al combinato disposto di pandemia, guerre e fallimento delle politiche green? E come l’Italia potrà pagare la sua parte di impegni europei verso l’Ucraina per circa ulteriori 90 miliardi di euro? Impegni e debiti che l’Ue inizia a sollecitarci.

La domanda non la si può rivolgere alla politica, nazionale o locale che sia: cambierebbe discorso. Ma le fughe di notizie dai tavoli tecnici, a cui partecipano dirigenti di stato, banchieri ed economisti, paventano nuove tasse. Balzelli di scopo, che sarebbero provvisori e vincolati al pagamento dei succitati impegni: sappiamo bene quanto in Italia la provvisorietà di un provvedimento fiscale diventi poi definitiva. Così da mesi si mormora di probabili tasse sugli impianti di aria condizionata e riscaldamento, come sui portoni condominiali equiparabili a passo carrabile per via del passaggio di merci e suppellettili in uscita ed entrata dai condomini (quotidianamente furgoni e vetture ne occupano lo spazio antistante per consegna merci), non meno peregrina una tassa su ascensori e montacarichi.

Per ministeri ed enti locali (come per molte società partecipate) si tratterebbe di partite di giro: soldi che escono dalle finestre e rientrano dalla porta principale ad ogni legge di bilancio. Ma per il cittadino normale sarebbero ulteriori uscite, la certezza che la pressione fiscale reale sia ormai prossima al 75 per cento.

Nelle giornate più calde d’agosto ci sono state varie dichiarazioni del geologo Tozzi. Quest’ultimo ha puntato il dito contro condizionatori ed impianti di riscaldamento: a suo dire rei dell’innalzamento delle temperature urbane. La giunta capitolina forse non aspettava altro: da mesi a Roma lavorano per dare un nome alla tassa su condizionatori/caldaie, che di fatto sarebbe una istituzionalizzazione della cosiddetta “tassa sui frigoriferi” (o frigo tax).

La Frigo tax non è una vera e propria tassa imposta dallo Stato, bensì un sovrapprezzo di circa 20 centesimi applicato da alcuni esercizi commerciali (soprattutto a Roma dal settembre 2023) sul prezzo delle bevande fresche. In pratica il Campidoglio avrebbe monitorato il sovrapprezzo di 20 centesimi che gli esercenti applicano ad ogni bevanda prelevata dal frigorifero. Del resto nello scontrino compare per questa merce la dicitura “aggiunta frigo”. Sono stati i commercianti ad introdurre questo extra per coprire i costi elevati delle bollette della luce dovuti ai rincari energetici. Al momento, non trattandosi di tributo statale ma di scelta commerciale, il sovrapprezzo è legale, a patto sia chiaramente comunicato al consumatore prima dell’acquisto (in pratica sul cartello del prezzo esposto).

Ma, come tutti i balzelli commerciali, di fatto finisce per ispirare l’azione degli enti locali. Qualche castigamatti già mormora “la chiameranno ToCoRi, Tassa condizionatori e riscaldamenti”. Al momento si sa poco, qualcuno la darebbe già in itinere. Non è escluso che il legislatore avesse previsto questa tagliola. Infatti, tutti i climatizzatori fissi (sia a freddo che a pompa di calore) devono essere dotati di un libretto di impianto e registrati al “catasto regionale” (es. CURIT in Lombardia, CIT in Piemonte...) indipendentemente dalla potenza. Solo i condizionatori portatili “monoblocco”, senza unità esterna fissa, sono esclusi dall’obbligo.

Pare da settembre la polizia locale di Roma inizierà a monitorare case e condomini, alla ricerca d’impianti fissi non censiti: pratica che a Milano è normale da anni. La Giunta Gualtieri bis, che verrà partorita alle prossime comunali, con molta probabilità dovrà affrontare come far digerire una ToCoRi (se sarà questo il nome definitivo) sui condizionatori: una valutazione approssimativa parla di una media tra 500 e 1000 euro annui ad impianto fisso: naturalmente multe salatissime per gli inadempienti; infatti non è necessario l’accesso di polizia alle “arie fresche” abusive, è bastevole una foto dei motori esterni e la mappa catastale dell’immobile. Quindi occhio ai vigili col naso per aria che guardano i palazzi. Del resto in Campidoglio da tempo si mormora di una tassa per finanziare l’ambiente, e gli spazi di tassazione sulle autovetture sono ormai finiti.

Del resto l’Ue ha chiesto ai paesi membri di mappare ogni spazio di probabile tassazione, come del resto di azionare meccanismi di immediata notifica di un provvedimento sanzionatorio: ecco perché il Cnel aveva suggerito al Governo le nuove modifiche al Codice della Strada. L’ennesima randellata ad automobilisti e motociclisti nota alle cronache come obbligo della Pec per prenotare revisione, passaggi di proprietà e tutto quanto giri attorno ad un vicolo registrato. Ma pare si siano accorti che le vetture ormai sono poca roba, e le nuove immatricolazioni riguardano per la maggior parte veicoli a noleggio. Ecco che la scure torna a concentrarsi sui condomini che, oltre agli impianti autonomi dei singoli, sono un tesoro di impianti centralizzati, ascensori e portoni che lavorano e occupano spazio di transito pubblico più d'un “passo carrabile”.

È dal 2016 che si parla di una norma per adeguare gli ascensori antecedenti al 1999 alle direttive europee sulla sicurezza: obblighi di verifiche e possibili modifiche tecniche già definite dalle associazioni dei piccoli proprietari la “tassa sugli ascensori”. Ma gli occhi dei comuni sono puntati anche sui portoni condominiali, perché in città come Roma pochi portoni sono ad uso strettamente pedonale. In molti quartieri delle grandi città quotidianamente i portoni rappresentano un luogo di transito di merci, di continui traslochi di uffici che non pagano l’occupazione di suolo pubblico nelle giornate di spostamento degli arredi. La polizia locale quotidianamente intercetta i traslocatori abusivi, ma alla fine la Cosap (Canone Occupazione Spazi ed Aree Pubbliche) la pagano solo i “passo carrabile”.

Ecco il progetto di assorbire la Cosap in un nuovo “Canone Unico Patrimoniale” (o Cup) che andrebbe a colpire l’occupazione del suolo pubblico a cui contribuisce anche il traffico merci dei portoni. E nel caso dei portoni applicherebbero regole specifiche in base alla natura e dimensione dell’uscio: numero dei condomini nel fabbricato, se si tratti di portoni a filo stradale (“a raso”) o portoni a cancello posizionati a livello del manto stradale...e così via discorrendo. Insomma, varchi che sottraggono spazio all’uso pubblico a vantaggio del transito di oggetti privati.

Ne consegue che i soldi per pagare debiti europei e locali verranno pescati dai condomini, che si rivelano ancora una volta la risorsa principe in un Paese che produce poco ed ha tante spese. Del resto, la legge di bilancio del 2027 acclarerà che ci sono pochissimi soldi, ed i Comuni d’Italia punteranno sul rodatissimo salvadanaio rappresentato da case indipendenti e condomini.


di Ruggiero Capone