Tassi Bce: errare è umano, perseverare è Lagarde

giovedì 18 giugno 2026


Siamo alle solite. L’intervento della Banca centrale europea di alzare di 25 punti base i tassi di riferimento portando rispettivamente dal 2 al 2,25 per cento i tassi sui depositi; dal 2,15 al 2,40 per cento il rifinanziamento principale e dal 2,40 al 2,65 per cento il tasso sul rifinanziamento marginale è stato, a mio avviso, un errore che costerà caro alle famiglie, alle imprese e alla crescita economica. Ne trarranno oggettivo vantaggio le banche che incrementeranno, senza colpo ferire, i loro ricavi sui finanziamenti che erano stati erogati alle imprese e alle famiglie a tasso variabile. Il nuovo presidente della Federal reserve americana Kevin Warsh, è probabile che lascerà invariati i tassi dinteresse negli Stati Uniti nonostante l’inflazione americana sia intorno al 4,2 per cento. Il mancato rialzo dei tassi d’interesse è a mio parere ampiamente giustificato, dal board della Fed, per il fatto che, in larga parte la crescita dei prezzi è dovuta ai rincari dell’energia prodotta da fonti fossili (petrolio e gas) causata dalla guerra tra Usa, Israele e l’Iran e la conseguente chiusura dello stretto di Hormuz.

È quindi lecito pensare che l’inflazione importata negli Usa rientrerà rapidamente così come la crescita dei prezzi. Infatti, è bastato un semplice memorandum dintesa tra Usa e Iran per far arretrare il prezzo del greggio e del gas a livelli ante crisi mediorientale. Il paradosso e che gli analisti prevedono in caso della fine della guerra una riduzione entro l’anno dei tassi americani. Era proprio necessaria la stretta creditizia della Bce, che darà un ulteriore duro colpo alla crescita da prefisso telefonico del Pil nell’Europa dell’euro? La giustificazione del board dell’istituto di emissione dell’euro, che ha approvato all’unanimità incremento dei tassi, è la necessità di contrastare l’inflazione, che ha superato l’obiettivo prefissato dalla Bce di un’inflazione entro il 2 per cento. Crescita dell’inflazione dovuta essenzialmente all’incremento del prezzo del greggio e del gas e non da una economia surriscaldata dalla domanda.

Se, come tutti auspichiamo, si dovesse a breve fermare la guerra in Medio Oriente, i prezzi del petrolio e del gas scenderanno rapidamente in quanto, oggi, non è un problema né l’offerta né la produzione di greggio, la cui capacità di estrazione supera la domanda, ma la strozzatura alle esportazioni dei Paesi produttori del Golfo causata dalla chiusura dello stretto di Hormuz. Gli effetti immediati del rialzo dei tassi Bce comporterà una naturale contrazione della crescita economica, la riduzione del reddito disponibile delle famiglie (rincaro dei mutui) e la diminuzione della propensione agli investimenti delle imprese. La Bce ha commesso il medesimo errore fatto in precedenza con il rialzo record dei tassi d’interesse anche allora l’aumento dell’inflazione ebbe a manifestarsi per la guerra in Ucraina. Il rientro dell’inflazione seguì pedissequamente la riduzione del costo dell’energia. È giunta l’ora di modificare lo statuto e la stessa mission della Bce che opera solo in funzione del contenimento dell’inflazione senza considerare, a differenza della Fed, l’economia in generale e l’occupazione.


di Antonio Giuseppe Di Natale