mercoledì 10 giugno 2026
C’è qualcosa di estremamente inquietante nel modo in cui l’Unione Europea sta costruendo il cosiddetto “euro digitale”. Un altro “step” verso il Super Stato. Non tanto per ciò che viene detto. Ma per ciò che non viene detto. Ufficialmente, il progetto viene presentato come uno strumento di modernizzazione, un modo per ridurre la dipendenza europea da Visa e Mastercard e per garantire la sovranità monetaria dell’Europa nell’era digitale. La Banca Centrale Europea continua a ripetere che il contante non scomparirà e che la privacy sarà garantita. Tutto rassicurante. Fin troppo rassicurante. Perché il problema non è l’euro digitale in sé. Il problema è il potere che inevitabilmente accompagna uno strumento di questo tipo.
Oggi, quando paghiamo in contanti, lasciamo poche tracce. Quando effettuiamo un bonifico o utilizziamo una carta, le informazioni sono disperse tra banche, circuiti di pagamento e operatori privati. Domani, con una moneta digitale emessa direttamente dalla banca centrale, il rapporto tra cittadino e denaro cambierà radicalmente. Non stiamo parlando di fantascienza. La Bce ha completato la fase preparatoria del progetto, ha già selezionato i soggetti che dovranno svilupparne l’infrastruttura tecnologica e sta lavorando alla fase successiva in attesa dell’approvazione definitiva della normativa europea. Se il percorso legislativo sarà completato nel corso del 2026, l’emissione potrebbe arrivare entro il 2029. Non è più un’ipotesi. È una costruzione istituzionale già avviata.
La domanda allora è semplice. Che cosa succede quando il denaro diventa un’infrastruttura integralmente digitale gestita da un’autorità pubblica centrale? La risposta che arriva da Bruxelles è sempre la stessa: “Niente paura, ci saranno garanzie”. Ma ogni sistema di sorveglianza nasce sempre accompagnato da garanzie. Anche perché nessuno costruirebbe mai un sistema dichiarando apertamente di voler limitare le libertà individuali. La questione è un’altra. Ogni informazione che può essere raccolta, prima o poi viene raccolta. Ogni dato che può essere utilizzato, prima o poi viene utilizzato. Ogni potere che può essere esercitato, prima o poi viene esercitato. La storia degli Stati moderni insegna esattamente questo.
Ecco perché c’è un problema nell’attuale Bce. E pure nell’attuale Commissione europea. Il problema è consegnare a qualunque futura autorità politica uno strumento tecnicamente in grado di monitorare, limitare, indirizzare o condizionare l’utilizzo del denaro. Oggi ci assicurano che l’euro digitale non sarà programmabile. Domani chi può garantirlo? Oggi ci assicurano che la privacy sarà protetta. Domani chi può escludere nuove deroghe motivate dalla lotta all’evasione, al terrorismo, al riciclaggio, alla disinformazione o a qualunque altra emergenza che verrà considerata prioritaria? L’esperienza insegna che ogni emergenza produce nuove eccezioni. E ogni eccezione diventa rapidamente una regola.
Non è un caso che una parte significativa del dibattito accademico e tecnologico continui a segnalare interrogativi sulla reale capacità delle future Cbdc ˗ le valute digitali delle banche centrali ˗ di garantire livelli di anonimato comparabili a quelli del contante. Diversi studi hanno evidenziato criticità riguardanti il monitoraggio delle transazioni online e la concreta tutela della privacy finanziaria dei cittadini. Nel frattempo, il progetto procede. A marzo la Bce ha ribadito che l’euro digitale è considerato uno strumento essenziale per la sovranità monetaria europea. Pochi giorni fa è stato annunciato che oltre cinquanta operatori finanziari hanno presentato domanda per partecipare ai programmi pilota della nuova infrastruttura. L’impressione è che la decisione politica sia ormai stata presa. Il dibattito serve soltanto a definire i dettagli. Eppure la questione dovrebbe essere molto più semplice.
In una società libera il cittadino non deve chiedere il permesso per utilizzare il proprio denaro. Non deve giustificare ogni acquisto. Non deve vivere sapendo che ogni transazione lascia una traccia permanente in un sistema sempre più centralizzato. La libertà economica è la parte fondamentale della libertà individuale. E quando il denaro diventa completamente osservabile, anche la libertà diventa più fragile. Per questo la vera domanda non è se l’euro digitale sarà comodo. La vera domanda è un’altra. Siamo davvero sicuri che l’Europa abbia bisogno di una moneta digitale controllata dalle istituzioni? O stiamo costruendo, un regolamento alla volta, l’infrastruttura perfetta per una società in cui ogni cittadino sarà libero soltanto fino al punto in cui il sistema riterrà opportuno lasciarlo libero?
di Massimo Ricciuti