martedì 9 giugno 2026
L’ingresso di Intesa Sanpaolo nel riassetto del sistema bancario italiano potrebbe rappresentare un passaggio decisivo per l’evoluzione degli equilibri finanziari nazionali. Ne è convinto l’ex direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, che in un’intervista a la Repubblica ha osservato come, pur non esistendo mai certezze assolute nelle dinamiche economiche, l’iniziativa del gruppo guidato da Carlo Messina lasci presagire uno sviluppo destinato a incidere in modo significativo sul futuro del risiko bancario. Secondo Rossi, l’offerta promossa dal tandem Messina-Cimbri su Monte dei Paschi di Siena presenta due elementi di interesse per Intesa Sanpaolo. Da un lato vi è il valore strategico di Mediobanca, considerata una realtà particolarmente attrattiva grazie alla sua forte presenza nell’investment banking e nelle attività corporate, settori ad elevata redditività e coerenti con il modello di business del gruppo. Dall’altro, pesa la partecipazione detenuta da Piazzetta Cuccia in Generali, pari al 13 per cento.
Interpellato sulle dichiarazioni di Messina, che ha escluso l’intenzione di acquisire o gestire direttamente il Leone di Trieste, Rossi ha spiegato di non avere motivi per dubitare che il manager “consideri la quota solo un investimento azionario importante, dal quale generare utili”. Tuttavia, ha aggiunto che il contesto competitivo non può essere ignorato: “Non si può però dimenticare che Unicredit ha costruito una posizione intorno al 9 per cento in Generali e che Messina, forse, voglia marcare stretto il principale competitor. Non comandare, ma neppure lasciare che sia Andrea Orcel a farlo”. Per quanto riguarda gli effetti sull’assetto della compagnia assicurativa, l’ex dg di Bankitalia ritiene che la situazione appaia oggi più stabile rispetto ai mesi scorsi. “A differenza di quando Mps irruppe con un’operazione aggressiva su Mediobanca, con Delfin e Caltagirone intenzionati a rivoltare la governance delle Generali, ora quest’ultima sembra meno a rischio di scossoni”, ha sottolineato.
Rossi si è soffermato anche sulle possibili prossime mosse di Unicredit e del suo amministratore delegato, definito “imprevedibile, per definizione”. A suo giudizio, l’operazione lanciata in passato su Banco Bpm era motivata dall’esigenza di impedire la nascita di un terzo polo bancario imperniato su Mps, considerato una potenziale minaccia per la posizione competitiva di Unicredit nel mercato italiano. Oggi, però, lo scenario appare mutato. “Ora si preannuncia un polo Bper-Mps, forse meno pericoloso perché meno esposto al Nord. Questo potrebbe convincere Orcel a concentrare le forze sulla conquista di Commerzbank”. Infine, l’ex direttore generale della Banca d’Italia ha espresso una riflessione sul ruolo della politica nelle grandi operazioni economiche. Pur riconoscendo il ritorno di spinte nazionaliste in diversi Paesi, Rossi ha messo in guardia da un eccessivo interventismo pubblico: “Viviamo in un tempo di istanze nazionaliste – commenta Rossi – ma un governo che intervenga in modo pesante nell’economia assomiglia all’Unione sovietica. Non ce n’è bisogno”.
di Redazione