lunedì 8 giugno 2026
La Commissione europea ha appena pubblicato i Country Report 2026. In generale, quello sull’Italia colpisce innanzitutto per il tono. I problemi sono quelli di sempre: alto debito pubblico, bassa produttività, drammatici divari territoriali, spesa pubblica sbilanciata sulle pensioni. Eppure il documento adotta un tono che sembra tutt’altro che severo, meno che mai catastrofista. Il messaggio sembra essere che l’Italia resta fragile, ma non è allo sbando. Forse anche a Bruxelles la noia ha preso il sopravvento nel valutare questo paese in declino lento e costante, che però non riesce a cambiare.
Al di là del fatto che questa diagnosi sia giustificata o meno, vorrei soffermarmi sulla parte che riguarda la sanità, dove la suddetta ambivalenza emerge con una certa evidenza. Gli indicatori di salute sono generalmente buoni: l’aspettativa di vita è tra le più alte in Europa e la mortalità evitabile resta bassa. Ma sotto questa superficie il servizio sanitario nazionale (Ssn) manca sempre più la sua promessa: garantire cure accessibili agli italiani in tempi ragionevoli. Nel 2024 quasi un italiano su dieci ha rinunciato a cure necessarie, la spesa out-of-pocket è molto più alta della media europea, le liste d’attesa spingono verso il privato chi può permetterselo, infermieri e medici di famiglia sono troppo pochi. In poche parole, servono più risorse: infermieri, medici, ore di ambulatorio, prestazioni diagnostiche.
Ma dove le prendiamo queste risorse? Il report non lo dice. Un paese con le nostre finanze pubbliche non può continuare a promettere un Ssn che copre tutte le prestazioni e a tutti. Il risultato è che la copertura universale resta formalmente intatta, mentre nella pratica arretra in modo disordinato: chi ha soldi paga, chi non li ha aspetta.
Meglio allora ammettere il problema e programmare una ritirata ordinata della copertura pubblica. Bisogna scegliere quali prestazioni, quali condizioni e/o quali soggetti il sistema non può più coprire integralmente, così da coprire meglio ciò che resta davvero a suo carico.
Una proposta politicamente impossibile, ma utile a chiarire il problema, sarebbe quella di obbligare gli anziani con una pensione più generosa a pagarsi un’assicurazione sanitaria completa e sostitutiva della copertura pubblica. In un paese in cui il welfare è già tutto sbilanciato a favore degli anziani e le pensioni restano intoccabili, fare qualcosa a favore dei giovani e chiedere a chi percepisce pensioni sopra una certa soglia di uscire dalla copertura pubblica avrebbe del rivoluzionario. Potrebbe trattarsi di una soluzione praticabile al problema della troppa spesa in pensioni e darebbe enorme sollievo al Ssn. Due piccioni con una fava. Ma tranquilli, non accadrà.
(*) Fellow dell’Istituto Bruno Leoni
(**) Tratto da Ibl
di Paolo Belardinelli (*)