venerdì 5 giugno 2026
È un fatto ormai incontestabile: la principale industria di Ostia lido, quella turistico balneare, è stata messa in ginocchio dall’amministrazione comunale di Roma. Il furore ideologico iniziato con la sindacazione della grillina (ex?) Virginia Raggi si è completato con l’attuale sindaco di Roma, il piddino Roberto Gualtieri.
Delle 65 concessioni demaniali sono state assegnate al momento 45; molte delle quali parrebbe siano utilizzabili parzialmente in quanto sono state imposte dal “franchisor” (Comune di Roma) demolizioni di manufatti delle strutture attrezzate per presunte irregolarità urbanistiche che in diversi casi risultano essere preesistenti alle stesse concessioni e, in altri casi, gli “abusi edilizi” sono ancora sub iudice.
Le strutture attrezzate del “mare di Roma” producevano ricchezza, occupazione ed entrate per il Demanio dello Stato e la Regione (concessioni demaniali), per il fisco (Ires e Irpef), per l’Inps (contributi sociali) e per l’Inail (assicurazione dei lavoratori). Le assunzioni a tempo determinato, per il periodo dell’apertura degli stabilimenti, erano prevalentemente rivolte ai giovani spesso studenti.
Quella che una volta era una fiorente attività economica, che generava reddito e occupazione sia diretta (balneari) che indiretta per l’indotto delle attività commerciali del lido di Roma, oggi è lasciata al degrado e all’incuria ed è preda di persone senza fissa dimora che si sono impossessate delle strutture chiuse. In nome di una errata interpretazione della Direttiva Comunitaria meglio conosciuta come Bolkestein.
Frits Bolkestein, l’economista e politico olandese è stato il padre della libera circolazione dei servizi nell’Unione europea. L’obiettivo del ex Commissario europeo era quello di aumentare la concorrenza a livello comunitario nei servizi. Egli stesso ebbe ad affermare, in un convegno alla Camera dei deputati il 18 aprile 2018: “Per quanto mi riguarda le concessioni balneari non sono servizi ma beni, e quindi la direttiva sulla libera circolazione dei servizi non va applicata alle concessioni delle spiagge”.
Per paradosso, per incentivare la concorrenza si sarebbero dovute assegnare più concessioni. A maggiori operatori, più concorrenza, corrisponde sempre un vantaggio oggettivo per i consumatori che possono scegliere chi offre il miglior servizio al prezzo più basso! È molto probabile che i nuovi bandi per l’assegnazione delle concessioni per il 2027 andranno deserti in quanto i criteri sono così stringenti e onerosi per gli operatori, che sarà antieconomico gestirle.
Le nuove concessioni saranno assegnate per un anno con possibilità, non meglio precisata, per altri due. Il potenziale nuovo concessionario, non solo dovrà pagare la concessione demaniale, ma dovrà inoltre corrispondere al Comune una royalty. Ovviamente, maggiore sarà la percentuale di royalty offerta al Comune più alta sarà la probabilità di aggiudicarsi la concessione. I maggiori costi saranno ovviamente pagati dai fruitori dei servizi in barba alla concorrenza!
L’impresa che si dovesse aggiudicare la concessione per un anno (chi è l’imprenditore assennato che affronterebbe un investimento che si limita ad un solo anno di gestione?) dovrà attrezzare la spiaggia con strutture amovibili che dovranno essere dismesse a fine stagione, pagare il canone di concessione previsto e corrispondere una royalty al “franchisor” (Comune di Roma) calcolata, non sull’utile netto, ma sul volume d’affare realizzato nella stagione dal franchisee – concessionario. Il Comune avrà un sicuro ritorno in termini economici sia per il canone che per le royalty mentre l’imprenditore dovrà assumersi tutti i rischi insiti in qualsiasi attività imprenditoriale.
È un vero e proprio “patto leonino”: solo vantaggi per il Comune, tutti i rischi per l’imprenditore! Una vera follia che solo un’amministrazione di sinistra poteva concepire!
di Antonio Giuseppe Di Natale