Milei, l’Occidente e i valori della libertà

lunedì 20 aprile 2026


Tratto dal saggio “The Chainsaw Revolution: Javier Milei’s Rothbardian Assault on Argentine Collectivism”, finalista del Kenneth Garschina Undergraduate Student Essay Contest 2026 per il Mises Institute.

Qui si apre una vera linea di frattura all’interno del pensiero libertario: la politica estera. Rothbard aveva colto con lucidità come molti libertari provassero disagio di fronte agli affari internazionali, preferendo concentrare le proprie energie sulla teoria normativa o sulle questioni interne. L’allineamento geopolitico di Milei ha suscitato ostilità in quanti lo descrivono come un aspirante buckleyano, se non addirittura come un neoconservatore incline a lasciarsi trascinare nei coinvolgimenti esteri: un’accusa spesso legata al suo sostegno a Israele. Tali letture fraintendono tanto le sue premesse quanto i suoi obiettivi.

Milei non avalla l’avventurismo militare, né propone di sacrificare la condizione di non belligeranza dell’Argentina inserendo il Paese nelle dispute tra le grandi potenze. Nessun autentico neoconservatore descriverebbe lo Stato come un’organizzazione malavitosa che viola l’integrità personale mediante la coscrizione. Qualunque valutazione attendibile, inoltre, deve tenere conto della scarsa influenza argentina negli equilibri strategici globali, una circostanza che rende in larga misura congetturali i timori di una presunta “proiezione imperiale” del Paese sudamericano.

Milei sostiene che la civiltà occidentale debba custodire i suoi principi fondamentali, difendendo i valori giudaico-cristiani e i precetti del diritto naturale. Nella sua visione, la libertà individuale non nasce a partire da un vuoto morale, ma discende da una lunga eredità etica. Il presidente argentino denuncia con veemenza quella che interpreta come una cultura progressista dell’autodenigrazione, responsabile di aver indebolito tanto l’Europa quanto il Nord America.

La sua postura diplomatica respinge la governance sovranazionale ed esprime un marcato scetticismo verso gli organismi intergovernativi. Nella tradizione dei liberali classici del XIX secolo, da Frédéric Bastiat a Richard Cobden, Milei sostiene che la coesistenza pacifica fra le nazioni sia garantita al meglio dalla libera circolazione di beni, lavoro e capitale. Sa bene che tale quadro dipende dalla capacità di arginare l’espansione del socialismo, che altrimenti finirebbe per precludere proprio quelle condizioni di scambio che egli considera indispensabili.

L’arrivo di Javier Milei alla Casa Rosada ha prodotto ripercussioni ben oltre i confini argentini. In vari Paesi dell’America Latina, tra cui Panama, Paraguay, Ecuador, Bolivia, Honduras e Cile, i partiti di sinistra hanno subìto sconfitte elettorali decisive a vantaggio di movimenti che sono descritti, in senso lato, come conservatori o anticomunisti. Sebbene i candidati vincitori non possano essere classificati come libertari a tutti gli effetti, molti di loro hanno incorporato i tratti della cifra politica e dello stile mileista. Il presidente argentino ha saputo cogliere questo momento incoraggiando la formazione di un blocco regionale favorevole al libero mercato in funzione di contrappeso al Foro di San Paolo, di orientamento socialista e anti-occidentale.

(*) Fine quarta puntata. Nell’ultimo articolo del saggio ricostruiremo la strategia con cui Milei ha reso popolari le idee della libertà in Argentina. Rileggi la prima, la seconda e la terza puntata. 


di Lorenzo Cianti