martedì 10 marzo 2026
Da quando è nato per riportare sotto il controllo pubblico la riscossione dei tributi, sull’Agente della Riscossione si è detto tutto e il suo contrario. All’inizio, quello di sottrarre la riscossione agli istituti di credito appariva un fatto quantomeno naturale perché le banche non potevano trattare in maniera efficace un soggetto che era cliente e allo stesso tempo contribuente. Poi, Equitalia finì nell’occhio del ciclone perché era troppo efficiente e a puntarle il dito contro fu quella stessa politica che le norme sulla riscossione le faceva in Parlamento. In seguito, cioè a ogni cambio di Governo, la maggioranza di turno minacciava sfracelli, fusioni, accorpamenti, riorganizzazioni, castrazioni chimiche e ogni sorta di fatwa. Chi non ricorda il “Cucù Equitalia non c’è più” di renziana memoria? Fatto sta che, negli anni, quello della riscossione è stato un mondo destabilizzato, demonizzato e trascurato: una serie infinita di riorganizzazioni, blocco delle assunzioni per quindici anni nonostante i numerosi pensionamenti, blocco degli avanzamenti di carriera e un’incertezza generalizzata che non ha permesso alcuna pianificazione a medio e lungo termine. Fino ad arrivare ai giorni nostri, momento in cui l’erede di Equitalia – Agenzia delle Entrate Riscossione – è diventata paradossalmente e tutto a un tratto pigra, inefficiente e incapace di fare la riscossione dei tributi locali. Se fosse realmente così, buon senso vorrebbe che si rivedessero le norme che regolano la riscossione. E invece no, oltre alle solite rottamazioni il Legislatore ha pensato bene di appesantire il sistema rendendolo magmatico.
La VI Commissione permanente Finanze del Senato ha infatti avviato un’indagine conoscitiva sulla gestione del magazzino fiscale da parte dell’Ente di riscossione. Il dato è che dei 1.272,90 miliardi di cartelle giacenti, per i Comuni il volume è di 27,16 miliardi, per gli altri Enti (Regioni e Province) è di 14,81 miliardi con un valore medio rispettivamente di 274 euro e 456 euro. L’obiettivo è quello di dimostrare che, dati gli esigui importi medi provenienti dagli Enti Locali, Agenzia delle Entrate Riscossione faccia fatica a riscuotere importi che risultano sconvenienti sia per taglio sia per volume. Nonostante il dato tutt’altro che inequivocabile, la decisione politica è stata quella di voler approcciare la problematica dei tributi locali inserendo una diversa architettura della riscossione nella Legge di Bilancio. In sintesi, la norma stabilisce che gli enti locali possono deliberare di affidare il servizio relativo alle attività di riscossione coattiva delle entrate tributarie o patrimoniali proprie ad Amco (Asset Management Company). Ciò diviene obbligatorio oltre una certa soglia di indebitamento degli Enti Locali. Per espletare tali attività Amco si avvale di uno o più coattuatori come da decreto di prossima emanazione. Quindi la semplificazione sarebbe quella di duplicare i soggetti che si occupano di riscossione e di non creare un sistema omogeneo di governance, un coordinamento che assicuri un’unica regia. Per non parlare dell’aspetto contrattuale: ogni riscossore ha un contratto collettivo nazionale diverso dall’altro, cosa che non assicura certo identità di trattamento contribuendo alla confusione. Una pezza peggiore del buco.
di Redazione