giovedì 15 gennaio 2026
In qualità di brasiliana di origine ed ex parlamentare italiana, seguo da vicino le dinamiche del commercio internazionale, in particolare nel settore agroalimentare, vero motore economico del Brasile e di gran parte dell’America Latina. La mia esperienza nel Parlamento italiano, rappresentando la comunità sudamericana, mi ha permesso di comprendere le complessità delle negoziazioni tra grandi blocchi economici, come l’Unione Europea (Ue) e il Mercosur.
Oggi, nel ruolo di avvocata specializzata in diritto internazionale, osservo l’agroindustria regionale in un momento decisivo: mentre mantiene una solida traiettoria di espansione, si trova ad affrontare l’urgente necessità di adattarsi a nuove regole, quote ed esigenze regolatorie imposte dagli accordi commerciali e da mercati strategici come l’Unione Europea e la Cina. Questo articolo analizza tale scenario, evidenziando opportunità, rischi e possibili percorsi verso una crescita sostenibile.
ESPANSIONE CONTINUA IN AMERICA LATINA
L’agroindustria brasiliana e latino-americana ha dimostrato una notevole resilienza negli ultimi decenni. Innovazioni tecnologiche, vaste aree coltivabili e la crescente domanda globale di materie prime come soia, carne bovina, zucchero ed etanolo sostengono il protagonismo della regione nel commercio internazionale.
Nel 2025 il Brasile ha raggiunto un record storico nelle esportazioni agroalimentari, superando i 169 miliardi di dollari Usa, con la Cina consolidata come principale destinazione. Questo risultato non è isolato. Paesi come Argentina, Paraguay e Uruguay, membri del Mercosur, registrano anch’essi una crescita costante, trainata da investimenti esteri, modernizzazione logistica e aumenti di produttività.
Nonostante sfide rilevanti quali i cambiamenti climatici, la volatilità dei prezzi internazionali e i costi di produzione, le proiezioni indicano una continuità della crescita. L’America Latina rappresenta una quota significativa della produzione alimentare mondiale e, con l’aumento della popolazione globale, la domanda tende a intensificarsi. Tuttavia, questa espansione non può più avvenire in modo illimitato. Mercati maturi e fortemente regolamentati, come l’Unione Europea e la Cina, stanno imponendo barriere normative sempre più rigorose, costringendo il settore a evolversi.
L’ACCORDO UNIONE EUROPEA–MERCOSUR
Dopo oltre 25 anni di negoziati, l’accordo di associazione tra l’Unione Europea e il Mercosur ha compiuto un passo decisivo nel gennaio 2026, con l’approvazione da parte del Consiglio europeo della firma del patto globale di partenariato e commercio. Si tratta di uno dei più grandi accordi di libero scambio al mondo, che prevede l’eliminazione delle tariffe su oltre il 90 per cento delle linee tariffarie.
Per l’agroindustria latino-americana, l’accordo rappresenta un ampliamento dell’accesso al mercato europeo, con un potenziale di crescita significativo delle esportazioni nei prossimi decenni. Le stime indicano che gli scambi commerciali potrebbero aumentare di miliardi di euro entro il 2040.
Tuttavia, il patto stabilisce anche limiti chiari. Prodotti considerati sensibili dall’Ue, come carne bovina, pollame, zucchero ed etanolo, saranno soggetti a quote specifiche. Nel caso della carne bovina, ad esempio, la quota aggiuntiva prevista è di 99 mila tonnellate metriche. Una volta superati tali volumi, tornano ad applicarsi le tariffe attuali. L’Unione Europea liberalizzerà circa l’82 per cento delle importazioni agricole provenienti dal Mercosur, mentre il blocco sudamericano eliminerà le tariffe su circa il 93 per cento delle esportazioni europee.
Queste clausole di salvaguardia riflettono la forte pressione politica esercitata dagli agricoltori europei, che hanno promosso manifestazioni in città come Parigi, Bruxelles e Varsavia, temendo la concorrenza dei prodotti latinoamericani.
Per rimanere competitivo in questo nuovo contesto, il settore agroindustriale della regione dovrà investire massicciamente nella conformità normativa. Requisiti legati alla sostenibilità, alla lotta contro la deforestazione, all’uso dei fitofarmaci e al benessere animale diventano centrali. Regolamenti come l’European Union Deforestation Regulation (Eudr) impongono sistemi rigorosi di tracciabilità e certificazione. Sebbene ciò comporti un aumento dei costi, apre anche la strada alla valorizzazione di prodotti sostenibili e a maggiore valore aggiunto sul mercato europeo.
CRESCITA CON LIMITI E NECESSITÀ DI DIVERSIFICAZIONE
La Cina continua a essere la principale destinazione delle esportazioni agroalimentari dell’America Latina e un pilastro fondamentale dell’espansione del settore. Negli ultimi anni, gli investimenti cinesi nella regione hanno raggiunto cifre miliardarie, concentrandosi sull’acquisizione di asset strategici, infrastrutture logistiche e accordi bilaterali di fornitura.
Il Brasile, ad esempio, ha esportato oltre 60 miliardi di dollari Usa in prodotti agricoli verso la Cina nel 2023, rappresentando più della metà del suo commercio totale con il Paese asiatico. Tuttavia, questo rapporto è stato anche caratterizzato da un aumento delle misure protezionistiche.
Recentemente, Pechino ha imposto quote di importazione per la carne bovina, limitando il Brasile a poco più di 1,1 milioni di tonnellate nel 2026, con l’applicazione di una tariffa aggiuntiva elevata sui volumi eccedenti. La misura, che colpisce anche esportatori come Australia e Stati Uniti, mira a proteggere i produttori domestici cinesi e può generare perdite miliardarie per il settore brasiliano.
Di fronte a questo scenario, una strategia di diversificazione diventa indispensabile. Ampliare i mercati, investire nella trasformazione locale per aggiungere valore ai prodotti e soddisfare le esigenze cinesi in termini di qualità e tracciabilità sono passi essenziali per ridurre l’eccessiva dipendenza da un unico partner commerciale.
L’ADATTAMENTO COME CHIAVE PER UN SUCCESSO SOSTENIBILE
L’agroindustria brasiliana e latino-americana possiede condizioni uniche per mantenere una traiettoria di espansione e di leadership globale nell’approvvigionamento alimentare. La sua competitività, unita alla capacità di innovazione, è innegabile. Tuttavia, gli accordi commerciali e le nuove politiche regolatorie internazionali impongono un nuovo paradigma: crescere con responsabilità, prevedibilità e sostenibilità.
Come ex parlamentare, sostengo che governi e settore produttivo devono agire in modo coordinato, investendo in diplomazia economica, tecnologia, sostenibilità e certezza giuridica. L’adattamento non dovrebbe essere visto solo come un costo, ma come un’opportunità strategica per consolidare l’immagine della regione come fornitrice affidabile, moderna e allineata alle esigenze del XXI secolo.
Il futuro dell’agroindustria latino-americana è promettente, ma richiederà decisioni rapide, pianificazione a lungo termine e un impegno concreto verso gli standard internazionali. Solo così la regione potrà preservare e ampliare la propria posizione di leadership nello scenario globale.
(*) Ex parlamentare italiana, avvocata internazionale e imprenditrice
di Renata Bueno (*)