Tasso di disoccupazione ai minimi storici

martedì 13 gennaio 2026


Nei manuali di macroeconomia si legge che il tasso di disoccupazione tende a scendere quando la crescita del Prodotto interno lordo aumenta mediamente intorno al 2 per cento l’anno. Eppure, l’occupazione in Italia è continuata a crescere anno dopo anno nonostante l’incremento della ricchezza nazionale lorda è stata solo dello 0,7 per cento nel 2024 e probabilmente sarà dello 0,5-0,6 per cento nel 2025. Si è passati da un tasso di disoccupazione del 6,5 per cento nel 2024 al 5,7 per cento (dato provvisorio) di novembre 2025. È di tutta evidenza che l’economia non è una scienza esatta. Il tasso di disoccupazione provvisorio misurato dall’Istat a novembre del 2025 si è attestato al 5,7 per cento. È il miglior risultato conseguito dal 2004, ovvero da quando si registrano le serie storiche sulla disoccupazione in Italia.

I sistemi economici capitalisti basati sulla concorrenza sono modelli di sottoccupazione. La piena occupazione riguardava i sistemi economici collettivistici. Le economie del socialismo reale. In macroeconomia, in una economia di mercato, un tasso di occupazione entro il 5 per cento della popolazione attiva (residenti in Italia con una età compresa tra i 15 e 67 anni) è considerata una disoccupazione fisiologica. Pertanto, se prosegue il trend positivo, l’Italia è ad un passo dal raggiungimento di un tasso di disoccupazione compatibile con una sana economia di mercato. Quando un sistema economico di mercato ha raggiunto un livello di disoccupazione entro i limiti considerati fisiologici, tra gli stessi disoccupati rilevati dai dati statistici, sono compresi anche lavoratori subordinati che si sono, loro sponte, licenziati perché sono alla ricerca di un lavoro più qualificato e/o meglio retribuito. A meno disoccupati corrisponde sempre una maggiore remunerazione del lavoro. Meno offerta di lavoro più alti salari e stipendi. Infatti, ci sono aree del paese, come il nord est, dove la disoccupazione è quasi inesistente e quindi i datori di lavoro per poter assumere lavoratori devono corrispondere loro retribuzioni che superano i contratti nazionali collettivi di lavoro applicando la contrattazione integrativa aziendale che, ex lege, deve essere migliorativa rispetto al contratto nazionale di categoria.

L’Istat ci informa che sono cresciuti gli occupati di 179mila unità nel periodo novembre 2024 e novembre 2025. Sono cresciuti i contratti a tempo indeterminato rispetto ai contratti a termine. Gli occupati complessivi sono 24.188.000. La disoccupazione giovanile scende di 0,8 punti percentuali al 18,8 per cento. Il tasso di inattività sale al 33,5 per cento. Il tasso di occupazione complessivo è del 62,6 per cento della forza lavoro attiva con una piccola contrazione dello 0,1 per cento. I detrattori del governo, per sminuire il buon dato, diranno che il tasso di occupazione è ancora troppo basso se comparato con i più importanti Paesi europei; che è aumentato il numero degli inattivi ma soprattutto la crescita dell’occupazione riguarda il lavoro povero e poco qualificato; e che la crescita dell’occupazione si registra essenzialmente nel settore dei servizi turistici, nella ristorazione, nei bar e nelle strutture ricettive, ovvero in settori a basso valore aggiunto e bassa produttività.

In sostanza le opposizioni di sinistra, di ultra sinistra e il sindacato più politicizzato rimpiangono i periodi in cui il tasso di disoccupazione era a due cifre. Noi siamo fermamente convinti che qualsiasi lavoro regolare che rispetta i contratti collettivi è sempre dignitoso. È sempre meglio avere una stabile occupazione remunerata come da contratto piuttosto che essere disoccupati. La realtà è che l’eccessiva imposizione fiscale e contributiva sul lavoro determina un costo alto per il datore di lavoro e una retribuzione netta bassa per il lavoratore. Le paghe cresceranno quando si potrà ulteriormente ridurre il cuneo fiscale e contributivo sul lavoro. Per questa ragione occorre fare un plauso all’Esecutivo che ha operato per il contenimento della spesa pubblica.


di Antonio Giuseppe Di Natale