venerdì 5 maggio 2017
Ritorna la rubrica del dottor Alfredo Annibali, commercialista di Roma, che settimanalmente risponde ai quesiti dei lettori in materia fiscale e tributaria. Il dottor Annibali vanta una esperienza trentennale nel settore ed è anche Revisore legale e Perito del Tribunale Civile di Roma. Domande e risposte per aiutare il contribuente a destreggiarsi meglio nell’intricato mondo del fisco.
Francesco da Milano: mio fratello che lavora all’estero da tanti anni, ha ricevuto un’interessante proposta per tornare a lavorare in Italia, è vero che ci sono degli sgravi fiscali? Sì, e non sono pochi. Sostanzialmente dal 2017 e per i successivi cinque anni la base imponibile sarà abbattuta del 50 per cento. Riporto di seguito le altre condizioni necessarie per ottenere gli sgravi fiscali: che il richiedente sia stato residenti all’estero da almeno cinque anni (a tal fine ricordo che in base ad una vecchia circolare ancora valida non è necessario essere stati iscritti all’Aire); che abbia trasferito la residenza in Italia per rivestire ruoli direttivi o di elevata specializzazione; che non deve essere stato residente in Italia nei cinque periodi di imposta precedenti il trasferimento della residenza, e deve impegnarsi a permanere in Italia per almeno due anni; la prestazione lavorativa deve essere esplicata presso un’impresa residente nel territorio dello Stato oppure con una società che direttamente o indirettamente controlla la medesima impresa, né sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa; l’attività lavorativa è prestata nel territorio italiano per un periodo superiore a 183 giorni nell’arco di ciascun periodo d’imposta; il lavoratore svolge funzioni direttive e/o è in possesso di requisiti di elevata qualificazione o specializzazione. Agevolazioni similari spettano dal 2017 anche per i lavoratori autonomi più o meno alle medesime condizioni. Colgo l’occasione per segnalare che anche per i docenti e i ricercatori universitari che rientrano nel nostro Paese sussiste tale regime di vantaggio addirittura nella misura dell’abbattimento forfettario della base imponibile del 90 per cento per tutto il 2017 e per i successivi tre anni. Rimando ad eventuali quesiti per la specifica delle condizioni necessarie.
Samuele da Reggio Emilia: un suo collega mi ha fatto notare quello che per lui dovrebbe essere un errore sulla prima nota, e cioè l’incasso di una fattura da 6mila euro in due tranche da 3mila euro cadauna. Se così non fosse mi ha spiegato che dovrebbe segnalare l’operazione alle competenti autorità, ma è vero? Sì, per tutti i professionisti vige il dovere di sorvegliare sull’utilizzo da parte dei propri clienti del contante nel limite di 3mila euro riferita all’operazione nel suo complesso e comunque sempre nell’ambito dell’incarico conferitogli (insomma non siamo poliziotti che dobbiamo esercitare una vigilanza a trecentosessanta gradi). Chiarito ciò il collega ha ragione e lei farebbe meglio a farsi pagare le fatture con strumenti “tracciabili”.
Giacomo da Salerno: ho perso il lavoro ai primi di gennaio di quest’anno, posso ugualmente presentare il modello 730 in assenza di un datore di lavoro? Certo, lo può fare; ed in caso di credito il rimborso sarà effettuato direttamente dall’Agenzia delle Entrate. Nella parte inferiore del modello troverà tutte le indicazioni necessarie relative al contribuente.
di Alfredo Annibali