Allacciare le cinture

martedì 12 luglio 2016


Chi, in questi ultimi sedici anni, avesse investito il patrimonio nelle principali banche europee lo avrebbe perso. Ecco, Paese per Paese, le perdite delle quotazioni azionare delle principali banche dall’inizio del secolo: Italia: Unicredit -95 per cento, Intesa San Paolo -99% e Banco Popolare -98%; Francia: Crédit Agricole -76 per cento e Société Générale -87%; Spagna: Santander -75 per cento e Bankia -99%; Germania: Deutsche Bank -88 per cento e Commerzbank -98%; Regno Unito: Barclays -98 per cento, Rbs -98% e Lloyds -92%. Le più grandi banche europee hanno perso tra il 75 e il 99 per cento del loro valore. Pazzesco! Le banche statunitensi e giapponesi non sono messe meglio.

La devastazione delle banche è andata di pari passo con la deindustrializzazione e la disoccupazione in questi Paesi. Banche insolventi sono impossibilitate a finanziare la crescita. Chi ha un conto in banca dovrebbe preoccuparsi, crolli azionari di tale entità hanno solitamente un unico esito: il fallimento. Quando una grande banca fallisce provoca un effetto domino e il resto viene da sé, un contagio capace di spazzare via trilioni di risparmi in tutto il sistema. È opportuno ricordare che il risparmio che la collettività mette in banca non ha riscontro fisico nelle banche. Quando una persona ha nel conto 10mila euro non pensi neppure per un istante di avere l’equivalente in pezzi di carta nei forzieri della banca. Il contante rappresenta solo una minima parte delle attività bancarie. Saldi e depositi sono una posta contabile elettronica nel database di un computer collocato in un locale senza finestre della banca e possono essere congelati o annullati in qualsiasi momento con un colpo di mouse.

Nella realtà le banche possiedono tre tipi di “valute”: contante fisico, digitale e bond governativi, questi ultimi considerati per la loro liquidità come contante. Essendo tutte e tre praticamente intercambiabili è come se fossero legate da un tasso di cambio di 1:1:1; ma tale parità dipende dalla stabilità finanziaria, in una grave crisi i saldi finanziari possono venire congelati facendo saltare la parità. Basta pensare a quanto è successo a Cipro nel 2013, il denaro in banca perse valore all’istante mentre quello che si aveva in tasca aumentò di valore. Non importa quanto si ha in banca se non si ha più accesso al conto. Bisogna dunque tenere presente che l’instabilità finanziaria provoca immediatamente una variazione della parità delle varie forme di liquidità; lo stesso si applica ai bond.

Cosa succede se un governo è inadempiente o deve ristrutturare il proprio debito? I bond diventano immediatamente illiquidi e c’è la corsa per disfarsene per cercare liquidità sicura. La parità si rompe e di colpo i bond non equivalgono più a cash. Così è accaduto in Grecia nel 2015. Quando si verifica una crisi bancaria? Quando nel bilancio le attività non sono sufficienti a pagare le passività. Quanto valore resterebbe alle banche se vendessero tutte le attività per pagare le passività? Nessuno, andrebbero addirittura sottozero: la liquidazione dell’attivo farebbe emergere un capitale o patrimonio netto negativo. In tale circostanza la banca sarebbe impossibilitata a soddisfare richieste di prelievo e a pagare i depositi ai clienti. La liquidità dei depositanti scomparirebbe.

È la prospettiva di questa situazione ad aver fatto crollare i titoli bancari, la stessa che, nel 2008, portò al fallimento della Lehman Brothers. Oggi tutto il sistema bancario è potenzialmente nella stessa condizione. Il guaio è che non si sa neppure “quanto” sia insolvente. Non si tratta solo di crediti inesigibili ma della qualità stessa dei componenti dell’attivo. Quanto varrebbero i bond iscritti a bilancio se il loro valore non fosse sostenuto dalla banca centrale e dagli interessi negativi che, peraltro, minano la stessa redditività bancaria? Quanto i derivati stipulati da terzi contro il calo del prezzo dei bond stessi?

Comunque, chi mette i soldi in banca dovrebbe almeno tenere sotto controllo la proporzione del capitale netto della banca rispetto al totale dell’attivo. Se il capitale netto è il 3 per cento dell’attivo basta una riduzione di quest’ultimo di appena l’1 per cento per annientare di un terzo il capitale bancario. Per ripristinare la proporzione del capitale del 3 per cento la banca dovrebbe vendere il 33 per cento delle proprie attività. Ora il capitale del sistema bancario non supera il 3 per cento dell’attivo e se dovesse vendere un terzo delle attività a seguito di un calo dell’1 per cento ne provocherebbe un tale ribasso da destabilizzare ancora di più il sistema finanziario. Per ristabilire la stabilità finanziaria, oggi, le banche dovrebbero avere un capitale pari al 20 per cento dell’attivo, ma in una situazione così precaria come l’attuale dove trovare l’azionariato per un aumento così consistente?

Non c’è nulla che possa salvare un sistema così compromesso. Allora, dove trovano le banche i soldi per riempirsi l’attivo di bond con rendimenti negativi? Usano quelli dei risparmiatori. Il denaro non va a finire in investimenti industriali ma ad alimentare la continua dissipazione dei governi che poi gli stessi risparmiatori devono ripianare a suon di tasse. Si capisce, quindi, come la circolarità infernale di questo sistema abbia portato all’insolvenza e alla rovina generale. Nessun progresso, nessuna espansione è possibile in un contesto come questo. Potremo assistere solo a nuove convulsioni, tensioni, perturbazioni dell’apparato finanziario e monetario.

Eppure le banche verranno “salvate”. Ma da chi? Dai governi che sono in bancarotta? No, dalle banche centrali che cercheranno di allungare la vita alle une e agli altri. La crisi bancaria è solo un pre-show. L’evento più spettacolare deve ancora cominciare: una nuova crisi, quella finale, dei debiti sovrani; la fase in cui i governi d’Europa, America e Giappone andando letteralmente a gambe all’aria scateneranno un’espansione monetaria che renderà incandescenti i computer delle banche centrali. Ennesimo e futile tentativo di salvare, stampando trilioni di unità monetarie e forse quadrilioni, ciò che non si può più salvare. Allacciate le cinture, il tutto collasserà: banche, borse, bond e valute, compreso questo immondo sistema monetario basato sui debiti, deficit, pirateria speculativa e truffa. Saltando le valute, salteranno anche gli istituti che le emettono. Non accadrà nel giro di settimane ma, forse di mesi, forse di qualche anno.

Nelle more ricordare: ogni banca è altamente illiquida e potenzialmente insolvente. Le attività finanziarie private possono essere congelate all’istante. I governi sull’orlo della bancarotta sono capaci di qualsiasi cosa, di sicuro attueranno controlli di capitali e, per tentare di salvarsi ad ogni costo, emaneranno leggi marziali finanziarie cercando di far pagare il conto delle loro follie ai contribuenti. È sempre avvenuto così. Ingenuo pensare che questa volta sarà diverso.


di Gerardo Coco