sabato 6 giugno 2015
In Italia bisogna ricominciare a produrre, la politica, incapace di dirigere, seguirà, funzionalizzandosi, e riordinandosi. Tutto ciò che è pubblico in Italia appartiene all’era degli scandali, denaro e ricchezza, lungi dall’essere lo sterco del diavolo sono la soluzione, anche delle diseguaglianze sociali.
E’ necessario che le regole della nostra convivenza si riordinino. La cosa pubblica non funziona non perché gli avversari del capitalismo e del mercato dicono che la colpa è del capitalismo e del mercato, perchè mercificano tutto, ma perché non c’è responsabilità, allo stipendio statale non corrisponde la responsabilità, nessun soggetto impiegato nel pubblico risponde di ciò che fa, non almeno nel modo efficace con cui lo rendere responsabile e fa rispondere il mercato. Il problema non è ridurre tutto a una gara a guadagnare di più e ai soldi ma, grazie allo sviluppo capitalistico e del mercato, rendere funzionante ed efficace ciò che è di tutti. Non si tratta solo di concorrenza e competizione, ma di efficacia e funzionalità di ciò che è di tutti, dei beni comuni. Non si tratta di scartare che non si dà da fare e di farlo restare indietro, ma di camminare insieme responsabilmente, facendo funzionare le cose. Nelle cose di tutti non c’entra la morale cattolica, che definirebbe il denaro sterco del diavolo, ma il senso civico laico che deve attribuire la responsabilità di quanto fatto e accade. Il denaro non deve essere solo il fattore di misura del livello della concorrenza e della competizione di una società, ma il fattore decisivo della funzionalità ed efficienza del sistema comune. Il capitalismo e il mercato sono stati la più grande rivoluzione a fondamento del mondo moderno in grado di fare funzionare, implementare e imbellire la nostra società. Grazie al capitalismo e al mercato, siamo profondamente liberi dunque bisogna plaudire al denaro, alla capacità e al merito – di cui l’altra parte della medaglia è la responsabilità economica della persona - e ringraziare chi lo produce e crea. Noi non siamo ancora gli Stati Uniti, dove il denaro è la misura del successo e dell’utilità del singolo per la collettività, dobbiamo metterci sulla strada del modello statunitense perché il mondo è cambiato in quella direzione ed è proprio lì che il nostro deve andare.
Il successo sociale si misura in utilità collettiva economica. Il denaro è il mezzo per quello che può dare e per questo bisogna spendere più che un risparmiare. La religione non c’entra con lo Stato, l'invidia sociale della sinistra ridottasi a rosicchiare l’osso sempre più scarno dello Stato di tutti non c’entra con il funzionamento della nostra società, che deve divenire economicamente autonoma e laica. I soldi e chi li produce sono una benedizione, come predica la morale calvinista, la maledizione morale della visione cattolica resta confinata nelle chiese. Dobbiamo liberare il nostro Paese da una falsa concezione ideologica e indirizzarlo velocemente a contare unicamente su quello ciò siamo in grado di produrre e di guadagnare. Bisogna tornare all’industria, alle impresa, alla produzione, incentivare la produzione di beni materiali ed immateriali. Convincere a ragione che il lusso fa bene, che uno yacht sfama duecento famiglie, crea economia, produce occupazione, stimola il turismo. La barca è un tesoro per tutti. Tranne che per l'ideologia errata e malata di sinistra.
La politica fatta di tasse sui cittadini ancora prima che sul lusso, i blitz della finanza sulle banchine delle marine come sulle nevi di Cortina, i limiti all'uso dei contanti, le farraginose pratiche doganali anche per i rifornimenti rappresenta una politica che distrugge il nostro stesso Paese leader mondiale in tanti settori produttivi. E’ necessario rovesciare il senso sbagliato della sinistra ladra al governo rubato, mai eletto dagli italiani, e cancellare la demonizzazione dei soldi, della produzione e del lusso. La ricchezza genera ricchezza per quelli che non lo sono.
Reindustrializzare, favorire lo sviluppo dei settori in cui l’Italia eccelleva, eccelle ed eccellerà. Per dare lavoro. E crescere tutti insieme. In Italia oggi è praticamente lo Stato l'unico imprenditore presente sulla scena o quantomeno il grande e unico organizzatore del lavoro, l’entità che dà “lavoro”. E’ necessario cambiare. Il diritto a quel “lavoro” non esiste, come ha detto Alexis de Tocqueville nel suo Discorso contro il diritto al lavoro , pronunciato all'Assemblea costituente il 12 settembre 1848, nel giorno cioè del mio compleanno. Tocqueville afferma che non esiste il diritto al “lavoro” per tutti i cittadini garantito da parte dello Stato. Lo Stato non deve essere l'unico imprenditore presente sulla scena di una data società né il grande e unico organizzatore del lavoro, impedendone la concorrenza, stabilendone i salari, adeguandone la produzione in base all'occupazione perché ciò trasforma, riduce, intralcia l’iniziativa privata e la proprietà individuale. Tocqueville si richiamava alla tradizione del liberalismo classico per cui i diritti naturali e inalienabili sono quelli che assicurano la libertà dell'individuo, mentre i cosiddetti diritti sociali sono solo costrutti ideologici e forme indebite di livellamento, come ad esempio lo sono sia il reddito di cittadinanza, che la cosiddetta lotta al precariato. Sostituire comunismo e socialismo con il capitalismo farà bene all’Italia, ci darà crescita, e il futuro.
di Francesca Romana Fantetti