Addio a Patrick Stewart, il capitano Picard di “Star Trek”

venerdì 30 ottobre 2026


Il volto di Patrick Stewart è indissolubilmente legato a quello del capitano Jean-Luc Picard di Star Trek. L’attore britannico è scomparso a Los Angeles all’età di 86 anni. Impegnato nella difesa delle vittime di violenza domestica e dei veterani, Stewart lascia la terza moglie, la musicista Sunny Ozell, e due figli, Daniel e Sophia. La sua storica portavoce Kelly Bush Novak ha confermato che Stewart si è spento “in casa, circondato dall’affetto dei familiari e degli amici, tra musica, preghiere, lacrime e risate”. Soffriva di Alzheimer e dalla demenza a corpi di Lewy. Raffinato interprete shakespeariano, ha portato il verbo del Bardo sull’Enterprise, diventando un simbolo della fantascienza anche grazie al ruolo del professor Charles Xavier nella saga degli X-Men. Patrick Stewart nasce il 13 luglio 1940 a Mirfield, nello Yorkshire, in una famiglia operaia, segnata dall’alcolismo del padre e dalle violenze sulla madre, Stewart nel teatro trova un rifugio. A 15 anni lavora come giornalista per un quotidiano locale, ma il direttore lo mette davanti a una scelta: recitare o scrivere. Per dispetto si licenzia, e sceglie il palcoscenico.

Una borsa di studio lo porta alla prestigiosa Bristol Old Vic Theatre School di Bristol e nel 1966 riesce a entrare nella Royal Shakespeare Company di Stratford-upon-Avon, dove rimane per 14 anni. La fama mondiale arriva nel 1987, quando viene scelto per interpretare Jean-Luc Picard in Star Trek: The Next Generation. Gene Roddenberry, creatore della saga, inizialmente non vuole un britannico calvo al comando dell’Enterprise. Stewart stesso è convinto che la serie possa durare una sola stagione. Ne seguono invece sette, quattro film e, nel 2020, una nuova serie di tre stagioni, Star Trek: Picard (in Italia su Prime Video). Nel 2000 diventò il professor Xavier degli X-Men, accanto all’amico Ian McKellen nei panni di Magneto. Due personaggi, Picard e Xavier, che ama profondamente: “Li ammiro per la loro moralità, gentilezza, sensibilità e compassione”, racconta nel 2017 all’Hollywood Reporter.

Sul grande schermo lavora anche con John Boorman in Excalibur (1981) e con David Lynch in Dune (1984). Ma il teatro rimane il suo primo amore. Vince due Laurence Olivier Awards e un Grammy, riceve quattro candidature agli Emmy e una al Tony per Macbeth nel 2008. Due anni dopo, la regina Elisabetta II lo nomina cavaliere del Regno. Dietro l’aria austera e la voce baritonale, ha fama di nascondere una pungente ironia. Nel luglio 1992, compare accanto alla top model Cindy Crawford sulla copertina di TV Guide, dedicata ai personaggi televisivi più sexy secondo un sondaggio tra i lettori. Nel suo memoir Making It So liquida l’episodio con una sola parola: “Assurdo”. Negli ultimi anni conquista nuovi fan sui social, facendosi fotografare nella vasca da bagno vestito da aragosta e diventando il protagonista di svariati meme per uno scatto mentre raccoglie mele. Quando un giornale britannico lo definisce erroneamente gay, rispose su Twitter con una battuta: “Almeno per una volta non mi sono svegliato scoprendo che Internet mi dava per morto”.


di Silvia Alter