venerdì 30 ottobre 2026
Fondata da Giovanni Luigi Bonelli nel 1940 come “Redazione Audace”, “l’Editrice Audace” viene ceduta da Bonelli, nel 1945, all’ex moglie Tea Bertasi, con forti qualità di imprenditrice. Come Editrice Audace prima, e sotto altre sigle poi, pubblicherà alcuni dei più importanti e longevi personaggi del fumetto italiano, parte dell’immaginario collettivo: come il mitico Tex Willer (ideato, nel 1948, da Bonelli e Aurelio Galleppini), Zagor, Dylan Dog e Nathan Never. Nel 1957 la direzione passa a Sergio Bonelli, figlio di Gian Luigi e di Tea: sarà appunto Sergio (cui succederà, nel 2011, il figlio Davide) a traghettare la casa editrice, ormai “Sergio Bonelli editore”, coi suoi fantastici personaggi, nell’Italia dell’ultimo ventennio del Novecento, e oltre. Il 26 settembre 1986 esce in edicola il primo numero di Dylan Dog, L’alba dei morti viventi, titolo omaggio al celebre cult movie Night of the Living Dead di George A. Romero del 1968: ma l’esordio non è dei migliori, per non dire un vero fiasco (a Tiziano Sclavi, fumettista e scrittore creatore del personaggio di Dylan, la notizia viene celata: il mercato italiano del fumetto da adolescenti in su, in effetti, all’epoca è ancora innamorato soprattutto di Tex e del “criminale gentiluomo” Diabolik).
Ma “Qualche settimana dopo”, ricordava anni fa Decio Canzio, all’epoca direttore generale della Sergio Bonelli Editore, scomparso poi nel 2013, “un’altra telefonata del distributore: “È un boom, praticamente esaurito, forse dovremo ristamparlo”. Tuttavia il vero successo doveva ancora venire”. Con il numero 69, Caccia alle streghe, (1991), la serie, per numero di copie vendute, arriva a superare Tex. Dal 28 ottobre, al Teatro Eliseo di Roma, ha debuttato, in anteprima nazionale, il Dylan Dog Horror Show: per il 40° anniversario dell’Indagatore dell’incubo creato da Sclavi. Con regìa e scelte musicali di Valter Malosti, è il primo spettacolo teatrale ufficiale dedicato a Dylan Dog, e la prima produzione teatrale della Sergio Bonelli editore: che porta sul palcoscenico l’universo visionario del celebre personaggio attraverso teatro, musica, immagini e suggestioni horror. Per l’occasione il foyer del Teatro è divenuto un percorso ispirato alla Casa di Dylan Dog (il quale abita, a Londra, al numero 7 di Craven Road: stradina realmente esistente, non lontana da Westminster Abbey e dai centri del potere politico britannico). L’evento ha segnato anche la buona notizia della riapertura dell’Eliseo, chiuso dal 2020: con Alessandro Longobardi direttore artistico, per Viola Produzioni – Centro di produzione teatrale. Questo Dylan Dog Horror Show, come giusto, è una fantastica cavalcata nell’universo horror – paranormale – onirico (e britannicamente ironico) del personaggio. Il quale, sfigato e squattrinato erede di Sherlock Holmes – ma molto più di lui legato alla tradizione horror-ironica britannica, specie londinese – si destreggia, nelle sue incredibili indagini, tra raffinati criminali (e politici conniventi), fantasmi, ectoplasmi, sedute spiritiche, fenomeni alla Eusapia Paladino, e persino extraterrestri (il numero di agosto 1997, Quando cadono le stelle, allude a possibili coperture, da parte del Governo di Sua Maestà, di presunti atterraggi alieni nell’Inghilterra del dopo Seconda guerra mondiale).
Lo “show”, con testi di Tiziano Sclavi e Nicola Russo, riprende alcune delle più celebri storie “dylaniate”: con incredibili effetti speciali, scene di Claudia Sorace e disegno luci di Giulia Pastore. Il quasi trentenne (pressoché stessa età dell’inquilino di Craven Road) Gabriele Graham Vasco, già miglior interpretazione 2021 all’European Young Theatre del Festival dei due mondi, è un perfetto Dylan Dog, eternamente in jeans, camicia rossa e giacca nera. L’affiancano Antonino Iuorio, attore, artista e regista teatrale, che è Bloch, ispettore di Scotland Yard grande amico di Dylan (e anche lui grande fan di Sherlock Holmes), e Loris Fabiani, che è Groucho, catastrofico assistente di Dylan (sosia dello storico Groucho Marx, con le sue surreali battute). Nonché la tedesca Marit Nissen, nei panni d’una misteriosa cliente, Veronika, che propone a Dog un’indagine che lo costringerà a fare i conti anche col proprio misterioso passato (analogia, “mutatis mutandis”, tra Dylan e Diabolik). Ma ovviamente lungo è l’elenco delle donne variamente importanti nella vita del detective. Specialmente significativa è Lillie Connolly (una bravissima Beatrice Vecchione), attivista dell’Ira, arrestata con accuse di terrorismo, che muore in prigione proprio poco dopo essersi sposata con Dylan, all’epoca giovane agente di Scotland Yard (è in seguito a questo dramma, che lui lascerà la polizia e cadrà, temporaneamente, nell’alcoolismo). È nella Londra di oggi, del dopo Brexit (e possibili ripensamenti), che Dylan, disceso – come Ulisse, Enea, Dante – agli Inferi per rivedere i suoi cari scomparsi e interrogarli (e interrogarsi) sul suo futuro, torna “a riveder le stelle”. Lo aspettano, a Craven Road, 7, il mitico, inossidabile Groucho e il galeone in miniatura che il detective, appassionato di modellismo, non finirà mai di costruire…
di Fabrizio Federici