lunedì 26 ottobre 2026
Brakence ha alzato l’asticella. Sabato scorso è uscito marroW, il nuovo disco di Randall Todd Findell, tutto-strumentista classe 2001 di Columbus (Ohio). A quattro anni di distanza dal sophomore record, Hypochondriac, uscito per Columbia Records (Sony), l’ultima fatica di Brakence non ha deluso le aspettative. Un “mattone” di 18 tracce – tante, rispetto all’attention span del fruitore medio nel 2026 – della durata di un ora e 18’ che procede senza sosta dalla prima all’ultima nota. Un’autoarticolato con i freni danneggiati carico di wonky, hyperpop, glitch e digicore che non concede un secondo di tregua all’ascoltatore. Il tutto, condito dalle sempre attuali influenze emo-rap alla Wicca Phase Springs Eternal.
marroW è, soprattutto, un album sperimentale e autodistruttivo. La missione meta-musicale di Brakence è quella di sabotare la struttura di ogni singola canzone del disco. Dalla cumbia distopica di “jesteR” al R&B di “body”, ogni traccia ha in se un elemento di disturbo che lentamente corrode o la sua melodia o la sua struttura (o entrambe). Il singolo, “ready or noT”, è il brano più normale di marroW, e funziona benissimo come esca per far cadere l’ascoltatore nella tana del coniglio costruita meticolosamente da Findell. Il pre-ritornello offre un momento Brakence davvero soddisfacente, che raggiunge vette altissime se associato al videoclip diretto da Quadeca: un bad trip con tanto di marionette che ricorda il video di Everlong dei Foo Fighters, ma con la un tocco orwelliano.
Solo verso la fine del disco Brakence ci concede qualche minuto di tregua con “heart”, “Helene’s Solo” e “do what you can”. La calma prima delle barre disperate di “With Or Without it”, che si posano su un breakdown lento e glitchato che, infine, si cristallizza e scompare lasciando Findell (e l’ascoltatore) esangue mentre canta le ultime strofe del disco. L’ultima fatica di Brakence è, senza ombra di dubbio, il suo album più personale. marroW, rispetto all’acclamato Hypochondriac, è un disco enigmatico, difficile e, a tratti, troppo attorcigliato su se stesso. Ma non per questo meno valido del predecessore.
di Edoardo Falzon