Festa di Roma, una kermesse alla ricerca dell’identità

lunedì 26 ottobre 2026


Al di là dei numeri, indubbiamente positivi, la Festa del cinema di Roma, giunta alla sua ventunesima edizione, è ancora alla ricerca della propria identità. Sono ormai numerose le contraddizioni che deve fronteggiare: da una parte la kermesse cinematografica per la Capitale con i film di Grand Public (incluso l’immancabile rituale del tappeto rosso), sezione non competitiva ideata per il richiamo commerciale; dall’altra, il profilo cinefilo del concorso rappresentato da Freestyle, sezione non competitiva dedicata a titoli liberi per formato, stile e durata. In mezzo, figura il concorso effettivo del Progressive Cinema, la selezione ufficiale. Ecco Best of 2026: una selezione di film provenienti dai maggiori festival internazionali. Senza dimenticare la sezione autonoma di Alice nella città, una sorta di festival parallelo che meriterebbe di staccarsi diventando totalmente indipendente. Oltre i film si segnalano senz’altro gli appuntamenti di assoluto rilievo che hanno attraversato il festival: come gli incontri con Javier Bardem e Julianne Moore e la masterclass di Rodrigo Sorogoyen.

Sono state quasi 120mila le presenze registrate e più di 82mila biglietti staccati tra pubblico e accreditati. La Festa di Roma ha proposto 194 film e 527 proiezioni provenienti da 55 Paesi, distribuendo la programmazione tra le quattro sale dell’Auditorium Parco della musica “Ennio Morricone” e altri tredici spazi in città. Intanto, la direttrice artistica Paola Malanga e il presidente della Fondazione cinema per Roma Salvatore Nastasi hanno annunciato le date della prossima edizione, la ventiduesima: da martedì 19 fino a domenica 31 ottobre 2027. La giuria del concorso Progressive Cinema è stata presieduta dal regista polacco Jan Komasa e composta dall’attrice e produttrice brasiliana Alice Braga, attrice e poetessa canadese-giordana Saja Kilani, dal regista spagnolo Carlos Marques-Marcet, dal regista italo-americano Alessio Rigo de Righi. Il Miglior film è stato giudicato I See Buildings Fall like Lightning della cineasta britannica Clio Barnard. Un racconto schietto che coinvolge cinque amici di Birmingham, il loro disincanto e le loro sbronze, messo in scena con rigore magistrale, come insegna la tradizione del realismo sociale inglese. Il protagonista, l’attore nordirlandese Anthony Boyle, ha vinto anche il premio per il Miglior attore, ex aequo con il nostro Paolo Pierobon (nella foto in basso), coprotagonista del western contemporaneo Brianza di Simone Catania (film senza una distribuzione commerciale per le sale cinematografiche).

Un altro premio condiviso è stato il Premio del pubblico Terna, vinto da Kasia Smutniak (nella foto in alto) per il suo documentario Mustang e Congo Boy del congolese Rafiki Fariala, vincitore anche del Premio per la Miglior regia. Victoria Luengo è stata invece eletta Miglior attrice Victoria Luengo per Sants dello spagnolo Mikel Gurrea. Il Gran premio della giuria è andato al dramma carcerario The Life and Deaths of Wilson Shedd dello statunitense Tim Blake Nelson. La Miglior sceneggiatura è andata ad Abia Castillo, Diego Rabasa e Diego Luna per Ceniza en la boca (Ashes) dello stesso Luna. Il Premio speciale della Giuria è stato assegnato alla famiglia Al Mawla per Yesterday the Eye Didn’t Sleep del palestinese Rakan Mayasi. Il Premio Miglior opera prima Poste Italiane è andato a Clementine Orange di Lisa Forslund. È stata inoltre assegnata una Menzione speciale al film El tren fluvial (The River Train) di Lorenzo Ferro e Lucas A. Vignale. Il Miglior documentario è stato giudicato Dans la gueule de l’ogre (Into the Jaws of the Ogre) di Mahsa Karampour. Menzione speciale al documentario Un hiver russe (A Russian Winter) di Patric Chiha.


di Andrea Di Falco