venerdì 23 ottobre 2026
L’Orchestra da Camera Canova diretta da Enrico Pagano e la violinista Hawijch Elders aprono l’82ª stagione concertistica nel segno di Ludwig van Beethoven.
L’inaugurazione del ciclo Calliope della 82ª stagione concertistica della Iuc – Istituzione Universitaria dei Concerti, in programma sabato 17 ottobre alle ore 17.30 nell’Aula Magna della Sapienza Università di Roma, si colloca nel segno di Ludwig van Beethoven, figura imprescindibile della storia della musica occidentale e protagonista di un percorso artistico che continua a interrogare interpreti e ascoltatori.
A dare voce a questo appuntamento sono l’Orchestra da Camera Canova, diretta da Enrico Pagano, e la violinista olandese Hawijch Elders, interprete emergente che ha conquistato il primo premio e il riconoscimento speciale per la migliore esecuzione di un brano contemporaneo alla seconda edizione del Premio Mormone, nel 2025.
Il programma, interamente dedicato al compositore di Bonn, accosta il celeberrimo Concerto per violino e orchestra in Re maggiore, op. 61 alla Sinfonia n. 2 in Re maggiore, op. 36, delineando un itinerario che permette di cogliere due differenti declinazioni della scrittura beethoveniana: da un lato, il dialogo tra solista e orchestra, dall’altro, l’affermazione di una concezione sinfonica nella quale la forma classica si apre progressivamente a nuove tensioni espressive.
Il Concerto per violino, composto nel 1806, rappresenta una delle prove più significative del repertorio violinistico.
La sua architettura, ampia e articolata, richiede all’interprete non soltanto una solida padronanza tecnica, ma anche sensibilità timbrica, controllo del fraseggio e capacità di sostenere un discorso musicale di notevole respiro.
La scrittura solistica, lontana da ogni sterile esibizionismo, trova la propria ragion d’essere nell’equilibrio tra virtuosismo e profondità lirica, mentre l’orchestra assume un ruolo essenziale nello sviluppo della narrazione sonora.
In questo contesto, la presenza di Hawijch Elders costituisce uno degli elementi di maggiore interesse dell’appuntamento.
Il percorso della violinista olandese, premiata al Premio Mormone nel 2025, si inserisce nella tradizione di una nuova generazione di interpreti chiamata a confrontarsi con un repertorio nel quale la precisione esecutiva deve necessariamente accompagnarsi a una visione interpretativa personale.
Il Concerto op. 61 diventa così un banco di prova particolarmente significativo, nel quale ogni scelta di fraseggio, ogni sfumatura dinamica e ogni relazione con l’ensemble concorrono alla costruzione di un discorso unitario.
La scelta di questo brano assume inoltre un valore simbolico nel percorso della Canova e del suo direttore e come ha sottolineato Enrico Pagano: si tratta di un progetto a lungo rimandato, destinato a concludere idealmente il ciclo di residenza artistica avviato sei stagioni fa presso la Iuc.
Un rapporto che testimonia la continuità di una collaborazione fondata sulla crescita musicale, sulla ricerca interpretativa e sulla valorizzazione di giovani professionisti.
Fondata nel 2014 dallo stesso Pagano, l’Orchestra da Camera Canova si è distinta per la particolare attenzione al classicismo musicale e per la capacità di coniugare rigore stilistico e vitalità esecutiva.
Con un’età media di circa venticinque anni, l’ensemble rappresenta un esempio significativo di come il ricambio generazionale possa diventare un’opportunità per rileggere il grande repertorio senza rinunciare alla consapevolezza storica e alla qualità dell’esecuzione.
Il lavoro di Pagano, romano, classe 1995, formatosi in violoncello, composizione e direzione d’orchestra, si colloca in questa prospettiva, con un’attenzione particolare alla chiarezza del disegno musicale e alla coesione dell’organico.
A completare il programma è la Sinfonia n. 2 in Re maggiore, composta tra il 1801 e il 1802, pur conservando molti degli elementi formali della tradizione settecentesca, la partitura lascia già emergere quella forza comunicativa destinata a caratterizzare l’intera produzione beethoveniana.
L’energia ritmica, i contrasti dinamici e l’ampiezza del respiro orchestrale rivelano una personalità creativa che, senza spezzare apertamente i legami con il classicismo, comincia a ridefinirne dall’interno gli equilibri. Invero, è proprio in questa tensione tra continuità e trasformazione che risiede uno degli aspetti più affascinanti della Seconda Sinfonia.
L’apertura dell’82ª stagione della Iuc assume pertanto un significato che va oltre la semplice presentazione di un nuovo cartellone.
Il programma beethoveniano si propone come un’occasione per riaffermare il valore della musica dal vivo quale spazio di confronto tra tradizione e contemporaneità, tra interpreti affermati e giovani talenti, tra memoria del repertorio e rinnovamento delle prospettive artistiche.
La stagione 2026-2027, articolata in trentacinque concerti da ottobre a maggio, conferma del resto l’ambizione della Iuc di offrire un panorama ampio e articolato, capace di attraversare epoche e linguaggi, dalla musica rinascimentale a quella contemporanea.
Accanto a protagonisti di rilievo internazionale come Carolin Widmann, Alexander Lonquich, Marc-André Hamelin, Ilya Gringolts, Angela Hewitt, Mario Brunello e Tabea Zimmermann, trovano spazio giovani interpreti e vincitori di importanti competizioni internazionali.
Pertanto, è proprio in questa pluralità di esperienze che si riconosce la vocazione culturale dell’Istituzione Universitaria dei Concerti, ossia quella di custodire il patrimonio musicale europeo e, al tempo stesso, renderlo vivo attraverso nuove letture e nuove generazioni di musicisti.
Al postutto, l’inaugurazione di Calliope, affidata a Beethoven, all’Orchestra Canova e a Hawijch Elders, si inserisce dunque in una prospettiva nella quale la grande tradizione non rappresenta un repertorio da conservare immutato, ma un patrimonio da interrogare e rinnovare attraverso l’intelligenza interpretativa e la sensibilità artistica.
di Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno