“Noi, un po’ meglio”, una commedia romantica sul desiderio di maternità

martedì 20 ottobre 2026


Daniele Luchetti gira il suo sedicesimo lungometraggio di finzione, a fronte di due documentari. Noi, un po’ meglio, scritto dal regista con Enrico Audenino, Davide Lantieri e Serena Patrignanelli, è una commedia romantica sul desiderio di maternità. Il film, presentato con successo nella sezione Grand Public della Festa del cinema di Roma, prodotto da Lucky Red, sarà visibile dal 29 ottobre su Netflix. Al centro della storia figurano Simone (Elio Germano), vigile del fuoco, aperto e sensibile, e la compagna, con una passato famigliare difficile alle spalle, Lucia (Maria Chiara Giannetta), anticonvenzionale, brillante ma inquieta, sul lavoro e nella vita. La giovane donna non può avere figli, e dall’inizio del rapporto, diventato molto solido, con Simone hanno deciso di non cercare di averne ricorrendo ad altre strade. Quando Simone cambia idea, e lei accetta di iniziare il percorso per adottare un bambino, le loro differenze, di fronte alle difficoltà, iniziano a emergere.

Nel cast fra gli altri, sono presenti anche Anna Bonaiuto e Caterina Guzzanti, nei panni di due psicologhe con approcci molto diversi nel valutare le domande di adozione e la coppia formata da Ilaria Spada e Filippo Nigro, tanto apparentemente perfetta quanto fragile. Come ha detto il regista, Noi, un po’ meglio è “un film in cui ci si può identificare pensando che sia proprio così. Però in realtà stiamo utilizzando uno sguardo affettuoso sul mondo che ce lo rende vero, ma un po’ più bello del reale”. Per Luchetti, si tratta di “un racconto che mette il pubblico di fronte a un raggio di sole. Con quello, le istituzioni appaiono migliori, anche le famiglie peggiori sono accoglienti, le mamme più cattive alla fine sono buone, le coppie più perfette alla fine sono un po’ peggio di te, le psicologhe sono gentili”. È un film “per stare bene. Lo puoi vedere con una tisana sotto la copertina, anche due-tre volte”.

Il cineasta sottolinea la caratteristica dell’opera: “La commedia all’italiana, che adoro da spettatore, ha delle caratteristiche che ho cercato di evitare. Lì si guarda ai personaggi dall’alto in basso, pensando che siano peggiori di noi, o che meritino di essere infantilizzati per essere divertenti. Io, invece, con agli altri sceneggiatori, mi sono posto il problema di creare personaggi divertenti, interessanti, brillanti, volendogli però bene. Perché questi personaggi perché avremmo potuto essere noi”. Per Luchetti, “l’obiettivo, come con tutti i miei film, era di raccontare una storia che avesse il respiro di qualcosa di vitale. In questo caso si arricchisce appunto del tema dell’essere genitori. Per me non c’è differenza fra essere genitori adottivi o biologici. Le domande che ti fai sono le stesse: perché avere un figlio, chiedersi se siamo adatti, scegliere se accoglierli in qualcosa che assomiglia a un modello prestabilito, infilandosi in una casella come tutti gli altri o costruendo una famiglia a modo nostro”.


di Andrea Di Falco