Sottosuolo. Primavera Sound: a Barcellona piace l’hardcore

lunedì 19 ottobre 2026


Il Primavera Sound fa le cose in grande. Il festival europeo della musica alternativa per eccellenza si prepara a festeggiare i suoi primi 25 anni con una line-up semplicemente incredibile. Un weekend “fatto a mano per voi”: così recita il claim degli organizzatori, quando è tempo di presentare il palinsesto della prossima edizione. Per il 2027, il Primavera Sound ha annunciato finora 151 artisti che si esibiranno fra il 3 e il 5 giugno prossimi. Come di consueto, l’organizzazione prevede anche i party – gratuiti – di apertura e chiusura evento, rispettivamente il 2 e il 6 giugno. I biglietti sono già disponibili dall’8 ottobre. L’abbonamento non è proprio economico: il full pass viene venduto a 295 euro più diritti di prevendita, il vip pass a 545 euro.

Gli headliner del Primavera Sound non hanno bisogno di presentazioni. Tra questi va segnalata la presenza di Phoebe Bridgers, che presenterà l’ultimo album, e i pionieri dell’elettronica inglese, i Chemical Brothers. Torneranno a Barcellona, inoltre, i Massive Attack e Bad Gyal, che si sono visti annullare il concerto di quest’estate per colpa della pioggia intensa che ha colpito il Primavera Sound. L’anima pop del festival sarà custodita da Robyn, Lola Young, Caroline Polachek, Adéla e Kim Petras, mentre Bicep, EsDEeKid, Skrillex, Underworld, Vashti Bunyan e Weyes Blood rappresenteranno il lato della rassegna legato alla club culture.

É impressionante quanto spazio è stato dedicato ai gruppi hardcore. Il Primavera Sound, in realtà, non ha mai disdegnato la presenza in scaletta di rock band con influenze punk: viene subito in mente la straordinaria performance dei Viagra Boys all’edizione 2026 e la presenza, forse passata inosservata ai più, dei Cap’n Jazz nel 2025. Ma stavolta è diverso: oltre ai Turnstile (già presenti nel 2023), che stanno ridefinendo i confini dell’hardcore per come lo conosciamo, anche i Converge, i Full of Hell, i Viva Belgrado e, dulcis in fundo, i Don Caballero solcheranno il palco del Parc del Fòrum. Allargando un po’ il cerchio attorno alla parola hardcore, poi, spicca la presenza dei Fontaines D.C. – anche loro per la seconda volta – degli eclettici King Gizzard and The Lizard Wizard, dei Pavement e degli eroi del punk rock indipendente, i Dinosaur Jr.

La crescita del movimento hardcore sembra inarrestabile, e tutti i promoter vogliono una fetta della torta. Nel frattempo, i fan sfegatati non sanno se questo sia un bene o un male. Da che parte stare? Al momento, non esiste una risposta chiara. Ma è un dato di fatto che l’hardcore, dai Minor Threat fino al giorno d’oggi, è sempre riuscito a muoversi su due binari distinti: quello della lealtà alle sue radici do it yourself e underground e quello della contaminazione con le sonorità “del momento”. La rinascita dell’hardcore, quindi, non è dovuta solamente al nostalgia bating e alla propulsione degli algoritmi social, ma segue una tendenza quasi “naturale” della scena a voler essere vista, ascoltata e testimoniata.


di Edoardo Falzon