Nietzsche contro Nietzsche (Seconda parte)

venerdì 16 ottobre 2026


Vorrei concludere questa breve valutazione del pensiero di Friedrich Nietzsche con la circostanza più orrenda che possa capitare a un uomo: perdere la mente. E se accade a un uomo che diciamo “normale” è orribile ma se accade a un uomo come Nietzsche il quale ha fatto della propria superiorità mentale il diritto a essere superuomo o a concepire il superuomo la faccenda diventa paradossalmente significativa. Soprattutto nell’ultimo periodo dell’esistenza Nietzsche ebbe un tale spregio della compassione che non credo vi siano esempi al suo pari. Contro la mediocrità, i difettosi, i non capaci, i malsortiti, gli ultimi, i renitenti all’altrui superiorità, insomma gli strisciaterra che vorrebbero far strisciaterrare il Sole, ossia il genio. Questa possibilità di un dominio da parte dei peggiori ma in quantità elettorale possibile, attuabile, va stroncarla impietosamente. La sorte lo ripagò tremenda quando Nietzsche per cause non da tutti riconosciute identiche perse il controllo della mente, per demenza precoce come il padre, per l’esplosione delle contraddizioni che recava in sé, la pietà che sentiva, l’affetto estremo che lo obbliga a rendersi ferreo, staccato, autosufficiente, aristocratico o demenziasse per infezione luetica che in ogni caso gli fu riscontrata. Allora accade la situane più antisuperomistica immaginabile, Nietzsche viene raccolto pietosamente dal fraterno amico Overbeck e poi dalla amatissima madre Franziska, alla quale da bambino in collegio inviava tristissime letterine ripetendole che l’aspettava.

Non ci fossero stati la madre e amici che lo soccorrevano sarebbe finito in qualche fossato manicomiale. E con la madre ritornò bambino e disperse il conflitto tra pietà e impietà, superuomo e mediocrità. Perché non era cinico, soffriva di spregiare ma temeva se parteggiava per gli ultimi che sarebbero diventati i padroni quantitativi. E concepì il rimedio, il superuomo calpestante. Adesso era Lui ad avere bisogno di pietà. E Franziska gli fece da madre come se fosse tornato bambino. Con delle situazioni di una certa crudeltà. Se Nietzsche compiva atti scomodi, la madre fingeva di tenerlo a bada, respingerlo e Friedrich implorava la vicinanza materna. Sono momenti tristissimi della vita di Nietzsche non ampiamente conosciuti. Quando muore la madre, la sorella di Nietzsche che non aveva più il coniuge, erano andati in Sudamerica a fondare una fallimentare colonia razzista. Morto il coniuge, la sorella stravolse la situazione. Elisabeth, che Friedrich amava quanto la madre, era un’esibizionista, non in senso negativo, voleva farsi valere. Mentre Nietzsche cominciava a raggiungere successo, la sorella si trovava in carico un immenso materiale sperso, confuso. Nietzsche non aveva una scrittura organica, appunti, frasi immediate, ispirate, quando lo erano, e si contraddiceva su tutto. La sorella insieme a Peter Gast, un compositore che Nietzsche si era incapricciato di stimare, del resto persona devota, laddove Nietzsche viveva nascosto, la sorella, dicevo, cercò di renderlo conosciuto anche come persona. Nietzsche quando camminava con la madre e vedeva gente che riconosceva si nascondeva e diceva alla madre di cambiare strada. E questo l’aveva fatto presso che tutta la vita, la sorella non aveva intenzione di nasconderlo. Nietzsche amava la musica in maniera totale, fu più musicista che scrittore, la sua ambizione era quella di essere compositore. Compose talvolta ottima musica.

La sorella lo metteva al piano e Nietzsche suonava l’intero giorno. Incredibilmente la capacità musicale non l’aveva abbandonato. E chissà che abbiamo perduto. Una sonata per pianoforte e violino è un gioiello, un gioiello di semplicità interiorizzata di altri mondi. Un leader di una angoscia cupa incavernata, del resto vi sono minime frasi di Nietzsche che sembrano incubi persecutori. Compose anche musica corale. Ebbene, la sorella lo rendeva visibile in quelle condizioni a personalità che si interessavano a Nietzsche, il quale aumentava in fama. Ma adesso occorrerebbero silenzio, solitudine, forse non aveva più gli occhi infiammati dall’interno che non vedevano il mondo ma concepivano il mondo, ora aveva bisogno della pietà, del sostegno, Lui che aveva ritenuto degradante sostenere il debole, un errore di civiltà, il rischio del predominio dell’incapace al quale si sacrifica il capace pietoso. La vita di Friedrich Nietzsche smentisce la sua visione superomistica impietosa? Affatto. Affronta un’antitesi reale. Avere pietà umanizza l’uomo e permette l’esistenza di chi non vale. Ma se l’esistenza di chi non vale finisce con il determinare il criterio di valore, chi oltrepassa questo livello è scomunicato. Si può obiettare: ma se Nietzsche è oggi così esaltato dimostra che la società invoca la superiorità. L’opposto. La massa ha reso Nietzsche un luogo comune, un superuomo piccolo-borghese che crede di distinguersi. Individualismo di massa che vaneggia potenza.

Se comprendesse quanto osava Nietzsche non resterebbe, di costoro, un nietzschiano. Ottimo. I nietzschiani piccolo-borghesi non sono al di là del bene e del male, sono indifferenti al male fatto e soprattutto individualisti privi di individualità. Se la immaginano considerandosi nietzschiani. Perfetto. Il fantasma che atterriva Nietzsche: abbassare l’alto. Sia chiaro, Nietzsche è un pensatore del tutto irrealizzato. Non abbiamo l’impietà del Superuomo, ma una impietà indifferente a sé che non concepisce l’oltrepassare tragico del bene e del male pur di giganteggiare la potenza vitale. E resta il grande dubbio: volontà di potenza purché sia potenza o volontà di potenza a fini d’arte, cultura, magnanimità? La vita che si afferma calpestando è legittimata dalla potenza purché sia potenza? Il superuomo non condivide alcunché con l’uomo imprigionato ancora tra bene e male? Indispensabile interrogare e interrogarsi. Il dominio del mediocre umilia la vita, la potenza vitale spietata la schiavizza. Sarebbe il ritorno alla schiavitù. L’eliminazione dell’uomo sostituito dal robot costituisce la soluzione attualizzata del nietzschismo? Interrogativo che tra pochi anni sarà tangibile. Quando i potentati coniugheranno robot e Intelligenza artificiale, che ne sarà dell’uomo umano se i potentati hanno suscitato il nuovo schiavo? Quel che voleva Nietzsche. Ma per quale scopo? Amore per la vita o amore per la potenza? La potenza è la vita? La vita è potenza. Ogni potenza? Ma Nietzsche ormai suona il pianoforte. Silenzio!

(*) Nietzsche contro Nietzsche (Prima parte)


di Antonio Saccà