Il Rivoluzionario liberale. Saggi in memoria di Corrado Sforza Fogliani

martedì 29 settembre 2026


Quando un vecchio (ora) come me ricorda Corrado Sforza Fogliani, la mia memoria corre al fatto che favorì il mio esordio di dirigente del Pli. Ma ancor più, considerati i sessant’anni (quasi) trascorsi, è doveroso rammentare come il tempo abbia dimostrato che molto di quello che Corrado pensava e soprattutto faceva, fosse coerente con il pensiero liberale classico e, in parte, con la successiva evoluzione. Soprattutto la difesa della proprietà da lui praticata in particolare negli anni (tanti) alla guida di Confedilizia.

Erano tempi in cui il parlamento italiano votava (a larghissima maggioranza) una legge come la 865/71 il cui fine era di acquisire a valore agrario le aree per l’edilizia economica e popolare. Con una sostanziale espropriazione di gran parte (spesso oltre il 90 per cento) del valore di mercato delle stesse. Nelle facoltà di giurisprudenza si sentiva parlare della proprietà come del “terribile diritto”: e un giurista acuto quanto comunista scriveva un libro sul controllo sociale delle attività private, edulcorando che quello era un controllo politico, anzi, più specificamente, partitocratico.

Il tempo è stato (almeno in questo caso) galantuomo: ormai quella norma, per gli interventi della Corte costituzionale e delle Corti internazionali è stata riposta nell’archivio del diritto.

Sforza Fogliani era avvocato, banchiere, padre nobile di Confedilizia, mecenate, uomo di cultura profonda e originale, cultore delle lettere classiche, giornalista e saggista: sosteneva che la proprietà è presidio della libertà, enunciato che può essere declinato in due modi, ambedue tipici del pensiero liberale, anche se presenti da secoli.

Il primo è che la garanzia della libertà assicura l’indipendenza dei cittadini proprietari del potere politico, mentre farne dei proletari dipendenti dalla distribuzione delle risorse elargite da quello significa aumentarne la sottomissione al piano economico (anche) oltreché politico.

Garantendo ai governanti un potere tendenzialmente illimitato, base di ogni totalitarismo; e quindi la proprietà costituisce non solo la garanzia della libertà, ma anche di una democrazia reale. La quale richiede che i governanti dipendano dai governati e non viceversa.

La seconda che la proprietà privata non è pericolosa allo stesso potere politico, se diffusa e distribuita. Quello che può creare problemi ai governanti è quando è concentrata e accentrata.

Lo scriveva Wittfogel (per le società dispotiche e “idrauliche”) ma in certa misura minore, anche Pareto sulle degenerazioni della plutocrazia. Ma quelle edilizia e fondiaria, almeno in Italia e nell’Occidente sono diffuse; è difficile che possano concentrarsi, come più facilmente capita ad altri tipi di proprietà.

Garantiscono così una prevalenza dei “ceti medi” che già Aristotele considerava la condizione migliore per una comunità politica (Politico IV, 11, 1295 b- 1296 a). Come ricorda Spaziani Testa nel di esso contributo: “Per Corrado Sforza Fogliani la proprietà è un presidio di libertà. Lo ha sempre pensato, lo ha più volte detto e questa convinzione ha costantemente informato la sua opera. ‘La proprietà – osservò intervenendo nel 2020 al Festival della cultura della libertà di Piacenza, manifestazione da lui ideata nel 2017 e dal 2023 a lui intitolata – è un’isola di indipendenza che ci assicura libertà nell’agire ed è oggi l’unico argine che il cittadino può porre all’invasività dello Stato’”.

Così la costante opposizione di Sforza Fogliani all’imposta patrimoniale, alla negligenza negli sfratti, e alla tolleranza verso le occupazioni cui l’attuale governo, dopo decenni di lassismo, sta iniziando a porre rimedio. E che per l’opera di Sforza Fogliani costituiscono un riconoscimento, di cui questo volume è l’altro momento. Ottima idea anche per il titolo: una rivoluzione liberale non può che partire, per essere tale, dalla proprietà come presidio della libertà.

(*) Il Rivoluzionario liberale. Saggi in memoria di Corrado Sforza Fogliani, A.A.V.V., Liberilibri 2026, pp. 112, € 15,00.


di Teodoro Klitsche de la Grange