lunedì 28 settembre 2026
L’Academy Museum di Los Angeles omaggia il terrore. Per queste ragioni, ha inaugurato una mostra, The Horror Show, aperta fino al 25 luglio 2027 nella grande galleria al quarto piano del museo progettato da Renzo Piano. Il periodo della celebrazione certifica il momento d’oro che l’horror sta vivendo. Resident Evil Zach Cregger è al cinema da una settimana e ha già superato i 120 milioni di dollari di incassi nel mondo, miglior esordio nella storia della saga. Durante l’estate, Backrooms del ventunenne ex Youtuber Kane Parsons ha raccolto oltre 400 milioni, a fronte di un budget di 10, mentre Obsession – esordio nel lungometraggio del ventiseienne Curry Barker – ha chiuso la sua corsa in sala sopra quota 500 milioni. Era costato 750mila dollari. La curatrice di The Horror Show Jessica Niebel sostiene che l’idea della mostra sia venuta “nel 2018, prima ancora che aprisse il museo. Per una coincidenza fortunata, siamo davvero nella congiuntura giusta per inaugurarla: l’horror ha riportato in sala un’intera generazione di spettatori, piace alla critica, fa affari d oro e, per di più, siamo alla vigilia di Halloween”. Le porte, verniciate di rosso con al centro la scritta “Entra se hai il coraggio”, danno accesso a una prima stanza completamente buia.
Nell oscurità si inseguono gli archi stridenti di Psycho di Alfred Hitchcock, le due note minacciose de Lo squalo (Jaws) di Steven Spielberg, sussurri come “Vedo la gente morta” da Il sesto senso (The Sixth Sense) di M. Night Shyamalan, grida, respiri affannosi, porte che scricchiolano. Sulle pareti nere scorrono sottotitoli descrittivi tipici del genere: “Musica spaventosa”, “porta che scricchiola”. Entrati nella giusta disposizione d’animo, ci si ritrova in un lungo corridoio tappezzato di locandine originali dei classici del genere, da L’invasione degli ultracorpi (Invasion of the Body Snatchers) di Don Siegel a Get Out di Jordan Peele, passando per Suspiria di Dario Argento. L’esposizione raduna fotografie, filmati, costumi e oggetti di scena che arrivano dai magazzini del museo, da donazioni o da aste o archivi degli Studios. Centinaia di pezzi che hanno l’effetto dii amuleti e immediatamente riportano in gola la paura provata davanti allo schermo: il maglione a righe rosse e verdi del Freddy Krueger di Nightmare – Dal profondo della notte di Wes Craven, la tuta arancione con maschera e museruola di Hannibal Lecter ne Il silenzio degli innocenti (The Silence of the Lambs), lo scialle di lana di Mrs. Bates in Psycho. Reliquie che bastano da sole a riaccendere il terrore, tipo la motosega di Patrick Bateman-Christian Bale in American Psycho di Mary Harron, il borsone di tela da divano della zia Gladys di Weapons di Zach Cregger (valsa l’Oscar a Amy Madigan), l’accetta con cui Jack (Nicholson) sfonda la porta in Shining di Stanley Kubrick e il martello con cui Annie Wilkes spezza le caviglie del suo prigioniero in Misery non deve morire (Misery) di Rob Reiner.
Come sottolinea Niebel, “l’horror ha moltissime derivazioni. Anche chi mi dice che non lo ama, troverà qui la sua stanza”. La mostra è infatti organizzata in sei grandi “camere”: gotico, terrore psicologico, scienza, slasher, religione e fantasmi. Nella cripta gotica c è il mantello indossato da Bela Lugosi in Dracula di Tod Browning appena restaurata dal museo e il costume di Gary Oldman nella versione di 60 anni successiva; il laboratorio della sezione scientifica raccoglie creature, protesi, disegni e storyboard di Frankenstein, Alien, La cosa (The Thing) di John Carpenter, La mosca (The Fly) di David Cronenberg e The Substance (2024) di Coralie Fargeat, tra gli altri. “L’horror ha attraversato periodi di enorme popolarità. È successo tra la fine degli anni Venti e gli anni Trenta con il grande ciclo Universal, poi con i film della Hammer, l’horror indipendente statunitense, i gialli italiani e così via. Continua a tornare, come un buon vampiro. Non se ne va mai”, riflette la curatrice.
di Silvia Alter