“Santiago – Un cammino per ricominciare”

martedì 22 settembre 2026


Quanti cammini (simili ad altrettante pietre d’inciampo) portano a Santiago di Compostela? Il numero esatto è pari all’insieme di coloro che possiedono delle gambe buone e, soprattutto, debbono trovare risposte a un’anima sofferente, la cui unica cura è conoscere fino in fondo se stessi, magari rivelando segreti mai confessati a compagni di viaggio sconosciuti. Di questo e null’altro ci parla il bel film francese di Yann Samuell Santiago – Un cammino per ricominciare, nelle sale italiane dal 24 settembre. Il meccanismo è facile e intricatissimo allo stesso tempo: un’insegnante, Frédérique (detta “Fred”, interpretata da una brava Alexandra Lamy) viene temporaneamente sospesa dalle sue funzioni a causa di un comportamento che viola la deontologia professionale, per cui decide di espiare volontariamente la sua colpa aderendo a un’associazione no-profit che si occupa di giovani disadattati e violenti. Alcuni di loro, pluripregiudicati e recidivi, hanno accettato di scontare pene alternative al carcere, come quella di viaggiare per duemila chilometri a fianco di un accompagnatore adulto, per percorrere l’intero Cammino di Santiago dalla Francia al Portogallo, fino alla cattedrale omonima. È così che Fred, accettando l’incarico dato dal responsabile dell’Ong, Paul (Eric Métayer), incontra Adam (Julien Le Berre, davvero perfetto nel ruolo), un minore di meno di diciotto anni, bello e maledetto, delinquente abituale, accettando di accompagnarlo per tutto il tragitto in cambio di una diaria simbolica.

Così, la storia personale dell’adulta si intreccia con i turbamenti affettivi del suo minore affidato, con Fred che non riesce a metabolizzare l’abbandono da parte del marito (Cyril Gueï), un medico di colore, ed è per di più incapace di costruire un sano ed equilibrato rapporto con sua figlia, più o meno coetanea di Adam. L’insegnante di letteratura si trova così, al di fuori della sua esperienza, a dover individuare gli strumenti psicologici e comportamentali più idonei, che siano di aiuto all’età adulta e a quella adolescente per distillare i veleni in nutrienti, trovando così il rimedio per rimuovere il rapporto tormentato e conflittuale del ragazzo con la società e le sue istituzioni. Come Fred accerterà fin dall’inizio del suo lavoro di tutor volontario, l’oggetto esclusivo della sofferenza profonda di Adam è l’assenza di sua madre, che si rifiuta di vederlo, vergognandosi dei continui deferimenti del figlio all’autorità giudiziaria minorile per aver commesso atti gravi, che vanno dallo spaccio, a reati contro la proprietà privata e l’incolumità delle persone. Contrastare un adolescente difficile si rivelerà per Fred qualcosa in apparenza superiore alle sue forze, con continue fughe e abbandoni dell’impegno a completare il cammino, che Adam metterà in atto in più occasioni, in cui le fasi della ripresa e dell’inseguimento dell’assistito da parte dell’adulto si fanno concitate e conflittuali, quasi al limite dello scontro fisico.

La parte affascinante del tutto sono i dialoghi minimali tra i due, sempre carichi di una forte energia emotiva, in cui gli scambi assomigliano ai colpi proibiti che due pugili si scambiano all’interno di un ring immaginario, dove non esiste un arbitro terzo e le regole sono tutte da inventare. Eppure, come l’infuso dapprima amaro e indigesto di un’erba curativa, a poco a poco la forza irresistibile del materno distilla in Adam la sua pace affettiva e recettiva, portandolo persino a scoprire l’amore per Estella (una deliziosa Maëlle Vidou), una giovane ragazza con problemi motori conosciuta durante il cammino. I voli di droni che fanno esplodere le bellezze dei paesaggi, scorrendo lungo i torrenti, le pareti rocciose, i sentieri che si inerpicano seminascosti tra cespugli e erbe, cogliendo i profili montuosi in tutti gli aspetti che solo un’aquila si può regalare, ecco tutto questo porta all’incanto del cammino dove il conflitto si stempera nella stanchezza e il digiuno invita a condividere volentieri la tavola con degli sconosciuti. E, soprattutto, la dinamica del racconto è cadenzata da un intrecciarsi di situazioni, scorrendo i grani di un rosario in cui gli zaini sono protagonisti: abbandonati, ripresi e maledetti per il loro peso ingombrante, ma sempre essenziali. Poi c’è il mistero della fede anche per chi dice di non credere: conventi di frati che si aprono a tarda ora dando ricovero ai viandanti sperduti (Fred e Adam), per donare loro benefici spirituali e non solo, confortando in sede di congedo le scorte alimentari del pellegrino, a corredo di consigli disinteressati e un dono prezioso per la passione rap di Adam, a ricompensa del suo delizioso inno a Maria, il nome di sua madre che, forse, lo attende alla fine del cammino.

Poi, gradualmente il legame tra donna matura e figlio quasi adottivo, adolescente problematico, si fa sempre più serrato, configurandosi come un bottone e la sua asola su misura: né più né meno la giusta apertura per quell’affetto surrogato ma sicuro. La chiave di volta quest’ultima che condurrà entrambi a sfidare le leggi della giustizia, appropriandosi di una libertà che non può essere loro riconosciuta, perché originata da un gesto di violenza andato molto oltre la legittima difesa. Poi, tutto confluisce nell’atto di redenzione di Fred e Adam, che rappresenta nel loro caso il grande miracolo del Cammino di Santiago.

Voto: 8,5/10


di Maurizio Bonanni