Kandinsky, in mostra a Roma dopo 25 anni

martedì 15 settembre 2026


La Capitale accoglie nuovamente Vassily Kandinsky. Colui che ha liberato il colore per farne emozione pura, dopo oltre 25 anni, torna a Roma. La mostra, in programma a Palazzo Bonaparte fino al 14 febbraio 2027, è organizzata con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia, Regione Lazio e Comune di Roma, ed è prodotta e organizzata da Arthemisia, in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi. L’esposizione è curata da Angela Lampe, conservatrice delle collezioni moderne del Musée national d’art moderne, con la consulenza scientifica ed editoriale per i contenuti divulgativi di Francesca Villanti. Oltre settanta capolavori prestati dal Centre Pompidou di Parigi raccontano la storia umana e artistica del pittore russo naturalizzato francese. Dalle prime opere figurative agli anni di Monaco e del Blaue Reiter, fino agli anni della Russia rivoluzionaria, all’esperienza fondamentale alla Bauhaus e all’ultima stagione parigina, l’esposizione è una summa artistica e arriva in Italia grazie a Nina Kandinsky, moglie e custode instancabile della memoria del pittore. È Nina che ha infatti lasciato al museo parigino l’immenso patrimonio del maestro che oggi si svela a Roma per questa eccezionale occasione: la lunga chiusura per restauri dell’Istituto francese. È così che i capolavori del maestro, che difficilmente lasciano Parigi, arrivano nella Capitale, dove è quindi possibile ammirare, alcune delle opere iconiche di Kandisnsky. Come L’arco nero o come Gelb-Rot-Bla, considerate tra i massimi esempi della sua produzione, e cioè il grande dipinto a olio che unisce forme e colori per fare “suonare” la tela come una melodia e il lavoro geometrico considerato fondamentale del periodo Bauhaus.

La mostra è un excursus sulla complessa figura di Kandinsky, pittore, teorico, docente, intellettuale e protagonista assoluto delle avanguardie europee, che è allo stesso tempo essenziale per tratteggiare l’evoluzione della sua arte, con dipinti fondamentali, e dall’altro aperta al grande pubblico con chiari ed esplicativi riferimenti al percorso artistico del pittore e con una intera sezione in cui, accanto alle opere pittoriche, sono esposti documenti, fotografie, oggetti personali e addirittura una sala da pranzo firmata Marcel Breuer dell’appartamento dei coniugi Kandinsky a Dessau, la prima cittadina in cui si era dovuta trasferita la scuola Bauhaus. E poi materiali provenienti dalla Bibliothèque Kandinsky, approfondimenti dedicati alle sue teorie sul rapporto tra colore, forma e musica. Un percorso ricchissimo che parte dagli anni della formazione, del viaggio “pittorico” dall’Europa alla Tunisia, con Gabriele Münter (che diventerà la sua compagna e a cui la mostra dedica un’intera sezione che valorizza il suo contributo artistico sull’Espressionismo tedesco), una tra le artiste più significative del gruppo del Blaue Reiter. Il percorso arriva fino agli anni parigini della maturità, quelli della leggerezza formale, espressa attraverso una tavolozza chiara e delicata, dai toni pastello e acidi. Passando per la rivelazione dell’estate del 1908 a Murnau, quando irrompe la nuova pittura espressiva e pubblica il manifesto Der Blaue Reiter fino alla collaborazione con il governo bolscevico, dopo la Rivoluzione, e la mancata sintonia con gli artisti delle avanguardie russe suprematiste e costruttiviste che consideravano superate, deludendolo, le sue convinzioni estetiche, alimentate da valori spirituali. Quindi il suo ritorno in Germania, gli anni teorici della sua esperienza alla Bauhaus, la chiusura della scuola nel 1933 da parte del regime nazista, il trasferimento a Parigi, dove rimase fino alla morte nel 1944, lasciando quell’eredità decisiva per l’arte moderna e contemporanea.

 

(*) La foto è una riproduzione di Gelb-Rot-Blau (Jaune-rouge-bleu) di Vassily Kandinsky, 1925 (Olio su tela, 128x201,5 centimetri, Donazione di Nina Kandinsky, 1976, Centre Pompidou, Parigi, Musée national d’art moderne, Centre de création industrielle)


di Guglielmo Eckert