lunedì 14 settembre 2026
Malkovich e Arcel conquistano le Coppe Volpi
Si spengono le luci sul Lido e l’83ª Mostra del cinema di Venezia consegna agli archivi un’edizione attraversata da cinema politico, memoria, inquietudini familiari e grandi interpretazioni. Dopo un venerdì 11 settembre ancora fitto di proiezioni e incontri, sabato 12 è arrivato il momento più atteso: il verdetto delle giurie e la consegna dei leoni. Nella penultima giornata, tra i protagonisti c’era stato Marco Bechis con Ritorno a Buenos Aires, un racconto che affronta, ancora una volta, le ferite della dittatura argentina. Spazio anche all’Iran e al cinema di Ali Asgari, mentre Orizzonti, Settimana della critica e Giornate degli autori completavano un programma ormai lanciato verso il gran finale. A dominare il palmarès è stato Woman Unknown, film della regista danese Mayy al-Tukhi, vincitore del Leone d’oro. Un successo doppio: Mathilde Arcel Fock, protagonista del film, ha infatti conquistato anche la Coppa Volpi come migliore attrice. La giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal ha assegnato il Leone d’argento – Gran Premio della Giuria a Possible Love del sudcoreano Lee Chang-dong, mentre il Leone d’argento per la regia è andato a Il’ja Chržanovskij per Dau.
Tra gli attori il nome più celebre è quello di John Malkovich, premiato con la Coppa Volpi per Wild Horse Nine di Martin McDonagh. La migliore sceneggiatura è quella di Stéphane Brizé, Coralie Amédéo e Olivier Gorce per Un bon petit soldat, mentre il Premio speciale della giuria è andato a Naza di Yuval Abraham e Rachel Szor. Malou Khebizi, interprete di 15/18 (A Place to Heal), si è aggiudicata il Premio Marcello Mastroianni come talento emergente. L’Italia resta fuori dai premi del concorso principale, ma trova il suo momento di gloria in Orizzonti: Riccardo Scamarcio è il miglior attore per I figli della scimmia di Tommaso Landucci, che conquista anche il premio per la sceneggiatura firmata dallo stesso Landucci con Damiano Femfert. Il miglior film della sezione è invece Diane in the Loop di Ann Sirot e Raphaël Balboni. Tra applausi, sorprese e qualche inevitabile esclusione, Venezia chiude così la sua edizione 2026: ancora una volta il Lido si conferma luogo in cui il cinema non si limita a cercare nuovi autori e nuovi volti, ma prova a leggere, attraverso le storie, le contraddizioni del presente.
di Paolo Ricci