venerdì 11 settembre 2026
Tanti anni sono passati, troppi, in conversazioni che scrivevo per la radio. Mi dedicavo a una visione dell’esistenza che ho mantenuto sempre: la distinzione tra uomo storico e uomo esistenziale. Non è necessariamente una contrapposizione, ma può essere una contrapposizione. Questo si riscontra nella filosofia, specialmente. Vi sono filosofi che limitano la valutazione dell’uomo alla storia; vi sono filosofi che oltrepassano la storia e pervengono all’ esistenziale. Un Georg Wilhelm Friedrich Hegel, un Karl Marx, ma anche Benedetto Croce, riduco al minimo i nomi, sono filosofi dell’uomo storico. Anche Friedrich Nietzsche a suo modo, ma proprio a suo modo. Vi sono invece filosofi che ritengono i problemi esistenziali fondamentali e si spartiscono tra coloro che si avvincono alla religione e coloro che sono “mondani” ma esistenziali. Intendo per filosofo che si limita alla storia colui il quale non si pone la domanda originaria, ne ho già parlato: come mai esiste l’esistenza. Per Hegel, Marx, Croce e tanti altri la domanda non ha senso, poiché non ha risposta. Ben diverso è l’atteggiamento dei pensatori esistenziali, che si pongono interrogativi che ritengono rilevantissimi: la morte, il nulla o qualcosa di esistente dopo la vita o di superiore alla realtà fisica.

Quando l’individuo è in condizioni di sofferenza o di malattia o quant’altro possa mettere a rischio la vita, i pensieri saltano la storia, ovviamente non per tutti. E si comprende che, alla sostanza, la condizione più vera dell’uomo non è quella storica, ma quella esistenziale: la vita e la morte. Si scopre, sentendolo, quanto sia individuale l’individuo. Il singolo, di cui scrissero Søren Kierkegaard e Max Stirner. Insomma, l’uomo scopre di essere unico, singolo, mortale e la storia sparisce. Cosa significa che la storia sparisce? Che al cospetto della sparizione della vita e dell’eternità del nulla tutto la grancassa degli accadimenti storici, grandiosi che siano, sono nulla. Certo che bisogna viverli. Siamo anche storici, sociali, ma tirate le deduzioni siamo individui, unici, mortali nell’eternità del nulla o dell’ignoto. Direi che bisogna associare l’uomo storico all’uomo esistenziale per trovarsi al cospetto dell’uomo veramente umano.
di Antonio Saccà