I nuovi padroni del pensiero

giovedì 10 settembre 2026


Da un po’ di tempo non mancano saggi che stigmatizzano il divorzio (in Occidente) tra élite governanti (alcune delle quali, nel frattempo detronizzate) e masse governate. Carattere originale del saggio di Borgonovo è di aver individuato tra le ragioni della frattura l’ideologia gnostica delle élite – riconducibile all’antico rapporto tra religione e potere – e quello (inverso) tra autorità e potere.

Quanto al primo è noto che ad indicarlo fu Luciano Pellicani, facendo tesoro delle concezioni di Vögelin e Del Noce.

Sulla gnosi, scrive Borgonovo: “Una delle caratteristiche di questa visione sta, dice Voegelin, nel credere che sia possibile salvarsi dal male del mondo. Da ciò deriva la convinzione che l’ordine dell’essere dovrà essere cambiato nel corso del processo storico. Da un mondo cattivo deve emergere, per evoluzione storica, un mondo buono”. Questo si fonda sulla capacità di minoranze in possesso della verità − di comandare e dirigere le masse (gli psichici) − che quelle verità non sono in grado di comprendere o comunque non conoscono. Quanto all’autorità, al potere (e al totalitarismo) nella modernità, anche questo studiato da del Noce, si fonda sul Discurso sobre la dictadura di Donoso Cortes e se ne trovano considerazioni simili in Kojève e in Jesus Fueyo.

Carattere comune tra la tesi di Donoso e quella di Del Noce è che la diminuzione dell’autorità (conseguente alla secolarizzazione) ha progressivamente incrementato il potere: tra autorità e potere il criterio distintivo essenziale (Kojève) è che la prima si fa obbedire senza provocare reazioni, e senza che sia necessaria la coazione fisica (e neanche quindi la minaccia di questa).

Ricorda anche Borgonovo: “L’autorità dunque è qualcosa che eleva, innalza. E per questo motivo non può che essere qualche cosa di spirituale, di superiore. “Oggi, invece”, prosegue, “la sensibilità corrente associa per lo più l’idea di autorità a quella di “repressione”, la fa coincidere, al contrario di ciò, che l’etimo esprime, con ciò che arresta la “crescita”, che vi si oppone”.

Eccoci al cuore nero della modernità: essa spaccia l’autorità per oppressione e la combatte ostinatamente, causandone l’eclissi. Sfumata l’autorità, resta il potere, che è invece tutto materiale: non più rapporto tra l’uomo e qualcosa che lo trascende, ma rapporto fra uomini che in cui uno domina e l’altro serve” (il corsivo è mio).

Partendo da queste (ed altre concause) Borgonovo ci mostra come la comunicazione di massa falsifichi sostanzialmente la realtà, per lo più ricorrendo ad occultamenti o minimizzazioni, quando quella è in contrasto con le idee delle élite. Ricorda l’autore il tentativo di collegare la violenza politica al solo fascismo; di far passare Salim el Koudry per matto; la dannatio memoriae di Kirk, già avviata appena ucciso; l’utilizzo (politico) dell’odio per odiare gli odiatori e così via.

Il tutto al fine di mantenere il potere. Il guaio è, scrive Borgonovo, che “i cosiddetti progressisti detengono un potere molto piccino e sudaticcio, dominano la burocrazia della cultura, governano una macchina sempre più acefala. Il dramma vero italiano è, ancora una volta, il conformismo, compreso (anzi soprattutto) quello degli anticonformisti. È l’indisponibilità ad accettare l’Altro, a creare relazioni creative, sane e fertili”.

Saggi come questo contribuiscono ad uscire da un modo di pensare (e di far pensare) ormai in ritirata, come confermano, da ultimo, le auto-critiche al wokismo.

(*) Francesco Borgonovo, I nuovi padroni del pensiero, Liberilibri 2026, pp. 12, € 15,00.


di Teodoro Klitsche de la Grange