Venezia 83, tra memoria, inquietudini e il Leone d’oro a Ellen Burstyn

martedì 8 settembre 2026


Una giornata sospesa tra memoria, inquietudine e nuovi sguardi sul cinema. Il sesto giorno della Mostra del cinema di Venezia ha portato al Lido due titoli molto diversi in corsa per il Leone d’oro, Look back di Hirokazu Kore-eda e L’estranea di Paolo Strippoli, ma soprattutto ha celebrato Ellen Burstyn, alla quale è stato consegnato il Leone d’oro alla carriera. A 93 anni, l’attrice americana ha ripercorso oltre sessant’anni di lavoro davanti alla macchina da presa, ricordando anche quanto sia cambiato il ruolo delle donne nell’industria cinematografica. Un omaggio che ha attraversato idealmente la storia della New Hollywood e che si è intrecciato con Flesh impact, cortometraggio di Maggie Gyllenhaal nel quale Burstyn veste i panni di un’immaginaria Marilyn Monroe centenaria. Sul fronte del concorso, Kore-eda ha portato a Venezia Look back, adattamento dal manga di Tatsuki Fujimoto. Al centro figurano due ragazze unite dalla passione per il disegno e da un’amicizia che attraversa gli anni, in un racconto di formazione, creazione artistica e perdita.

Il regista giapponese torna così ai territori emotivi che hanno segnato gran parte del suo cinema, osservando ancora una volta i legami umani nelle loro trasformazioni più fragili. Tutt’altra atmosfera per L’estranea di Paolo Strippoli, che ha acceso la serata italiana della Sala Grande. Con Jasmine Trinca, Valeria Bruni Tedeschi, Romana Maggiora Vergano e Adriano Giannini, il film porta il genere nel cuore della competizione e trasforma la famiglia in uno spazio perturbante, dove un equilibrio apparentemente ordinario viene incrinato dall’arrivo di una presenza capace di riportare a galla segreti e paure. Ma il programma del Lido si è mosso anche fuori dai confini del concorso: dai documentari e cortometraggi di Venice Open al nuovo lavoro di Sophie Fiennes con Slavoj Žižek, fino a I figli della scimmia di Tommaso Landucci, con Riccardo Scamarcio. Una giornata densa, dunque, nella quale Venezia ha fatto convivere grandi maestri, cinema italiano e ricerca, confermando una Mostra che continua a interrogarsi sul presente senza rinunciare a guardare alla propria storia.


di Paolo Ricci