“Come si misura una democrazia” per Sabino Cassese

venerdì 4 settembre 2026


Scrive Cassese: “I due secoli trascorsi sono stati agitati da grandi movimenti ideali, quali il liberalismo, il socialismo, il comunismo, che hanno mobilitato le masse in quasi tutto il mondo, svolgendo una funzione aggregativa e educando i cittadini a partecipare alla vita collettiva. Oggi si diffonde la disaffezione per la politica, gli iscritti ai partiti sono sempre di meno, e i partiti stessi, strumenti della democrazia, sono divenuti non democratici, mentre la politica si svolge senza politiche”. L’indice (tra i molti) più preoccupante per l’Italia nell’ultimo trentennio è la riduzione (di circa 30 punti, dal 90 per cento al 60 per cento) dei votanti alle elezioni. Nel XIX e nel XX secolo si estese il diritto di voto per far coincidere Paese reale (i cittadini) e paese legale.

Ora, di converso, scrive Cassese: “La marcia indietro, che è in corso, deriva da un movimento silenzioso e spontaneo del popolo stesso, e tuttavia eloquente, che muove in una direzione opposta, rifiutando di manifestare il voto. Si apre una nuova fase nel ciclo di vita delle democrazie”. Inoltre, “il numero degli iscritti ai partiti, in 34 anni, dal 1994 al 2024, è passato da 4.411.000 a 659mila; quindi è ora solo il 16 per cento circa di quello del 1990. Questa crisi è particolarmente grave in quanto una società libera non può vivere senza partiti”. Prosegue l’autore :“Il tentativo di questo libro è dimostrare che una varietà di produttori di dati, l’Istat, la Camera dei deputati, l’Ocse, la Banca centrale europea, la Banca dItalia producono dati e statistiche che misurano il funzionamento delle istituzioni e consentono di avere un’immagine più precisa dello stato attuale delle istituzioni”. I dati (e le fonti) ricordati, che comprendono anche altri paesi, mostrano una differenza particolare per l’Italia “Particolarmente critico il giudizio dell’opinione pubblica italiana sulle istituzioni nazionali. I giudizi negativi aumentano di quattro punti rispetto alla media Ocse, quelli positivi diminuiscono di altrettanto. Quanto ai servizi amministrativi, il divario tra la media Ocse e le valutazioni positive italiane è di più di 15 punti e quasi in corrispondenza è il giudizio negativo”. Cioè il giudizio negativo dei cittadini sulla Pubblica Amministrazione italiana è di gran lunga superiore a quello degli elettori di altri Paesi. Nonostante ciò Cassese manifesta una certa fiducia nella possibilità d’invertire l’andazzo peggiorativo come risulta già dal sottotitolo dove le “proposte per riparare” presuppongono un insieme da non buttar via, ma da correggere con opportune riforme. Previa, ovviamente, analisi delle cause e misurazioni anche degli effetti di queste sull’assetto democratico; cosa che nel saggio è fatta diffusamente.

Manca tuttavia un aspetto essenziale: quello tributario. Risulta dai dati statistici che la percentuale di prelievi fiscali sul reddito è, in Italia, ai massimi livelli tra i paesi europei (più o meno pari alla Francia). Diversamente dai quali, tuttora l’efficienza delle Pubbliche Amministrazioni è molto inferiore: al comparto pubblico italiano si può applicare il giudizio di Giacomo Leopardi sulla natura: che non rende poi ciò che promette allor.

Gli italiani si aspettano a fronte di un prelievo corrispondente o superiore una giustizia veloce almeno come quella dei grandi Paesi Ue (Germania in primis); un  Servizio sanitario cui non manchino infermieri (ne abbiamo un 20 per cento di meno) e così via.

Il saggio Come si misura una democrazia. Proposte per riparare l’Italia è interessante perché affronta la crisi del regime politico da un angolo trascurato; infatti per lo più le spiegazioni partono dalle prospettive del pensiero e della scienza politica, che connota tutte quelle prevalenti, Ne ricordiamo alcune. In primo luogo quella di Christopher Lasch che, oltre trent’anni or sono, indicava la difficoltà della democrazia nelle diversità tra i valori delle élite e delle masse, onde non c’era più l’idem sentire de re publica. Difficoltà cresciuta in questi anni, di pari passo dei partiti anti-establishment che l’hanno cavalcata.

Secondariamente l’inizio delle difficoltà della politica coincide con la fine, per implosione, del comunismo. E cioè della (principale) opposizione amico-nemico, quello tra borghesi e proletari, che aveva dominato nel “secolo breve”. Solo che le guerre, ostilità e politica si nutrono del sentimento politico (Carl von Clausewitz) cioè di quel composto di paura e odio che identifica il nemico. Senza il quale la tensione politica si riduce e così l’interesse all’istituzione e alla sua funzione di protezione. Già lo aveva intuito Eschilo nelle Eumenidi 25 secoli fa. E si potrebbe continuare così per altre regolarità della politica, come l’integrazione (Rudolf Smend) e la ridotta capacità integrativa dei partiti personali; per la regolarità della decadenza o delle di essa cause (le più varie).

Per cui è difficile pensare che una élite dirigente che sia la prosecuzione della precedente, che ha realizzato o non contrastato gran parte della criticità percepite dai governati possa farsi interprete di ampie riparazioni al “sistema”, come quelle raccolte dall’autore. Di cui, in ogni caso, è bene che i governanti tengano conto.

(*) Sabino Cassese, Come si misura una democrazia. Proposte per riparare lItalia, Solferino Editore 2026, 268 pagine, 19 euro.


di Teodoro Klitsche de la Grange