martedì 1 settembre 2026
Roberta Filippini ha raccolto le emozioni, i trionfi e le preoccupazioni di Giorgio Armani. La giornalista ha firmato il libro Giorgio secondo Armani. La vita oltre il successo, in uscita oggi per i tipi di Marsilio, in occasione del primo anniversario della morte del grande stilista, scomparso il 4 settembre 2025, all’età di 91 anni. Si tratta della prima biografia autorizzata in cui è lo stesso Armani a confidarsi con la cronista e amica in un lungo dialogo. E si svela puntiglioso e controllato, anche nelle emozioni più vere. “Ripensando alla mia storia privata – ammette lo stilista – quello che mi dispiace molto è di non aver creato una famiglia con tanti figli miei, anche se forse sarei stato un padre tremendo, ansioso, avrei preteso di gestire tutto. Ma il fatto è che dalla vita avrei avuto quello che mi piace in termini affettivi”. Il nucleo del testo è ben rappresentato da questa rivelazione così personale, intima e sorprendente. Il corposo volume, corredato da uno splendido apparato fotografico, è già una storia a sé perché nasce quando lo stesso Armani, nel 2014, chiama a sorpresa Filippini per proporle di scrivere un libro autobiografico. Sono giornate intense, trasparenti come il tavolo di cristallo dello studio di Via Borgonuovo a Palazzo Orsini, in cui Armani la accoglie per rispondere alle sue “domande libere” con “risposte mai reticenti”, forse per capire lui stesso quello che non si è confessato fino ad allora. “In alcuni momenti mi sono sentita la sua psicanalista”, scrive del resto l’autrice raccontando la genesi del libro.
Ecco, “stilista” è una di quelle parole su cui Armani si incaglia, lo chiama così per primo Nino Cerruti per cui va a lavorare dopo l’esperienza della Rinascente, ma a lui non piace. “In alcuni periodi mi ha dato fastidio per l’enfasi con cui è stato trattato’’, confessa. E la bellezza di queste pagine è proprio forse nel non scoprire un Armani diverso, ma nell’entrare nella sua sobrietà, nella sua misura, quasi un equilibrismo a partire dall’infanzia, quando la madre lo portava in colonia, lì dove lei era la direttrice e lui un bambino come gli altri nato a Piacenza “tra il Po e il Trebbia” l’11 luglio del 1934, cancro come Sergio, nato cinque anni prima, e Rosanna che nascerà cinque anni dopo. Una delle passioni che non lo lasciano mai è quella del cinema, da quella prima volta in cui prende il primo aereo per accompagnare proprio la sorella aspirante attrice a fare un provino a Roma. Vede Anna Magnani al trucco, Giulietta Masina che gli appare fin troppo dimessa e quel cinema che poi consacrerà il suo talento con la celebre giacca destrutturata di Richard Gere, è già tutto nelle sue corde di bambino. “Certo non avrei mai immaginato di ottenere quell’effetto mediatico e popolare, quando Paul Schrader mi chiese di vestire il non ancora famoso Richard Gere per un ruolo difficile, un narciso che faceva l’escort in un ambiente elegante”, racconta.

E da quel film gli rimase anche l’amicizia di Lauren Hutton che lo andava a trovare a Pantelleria, l’isola che aveva scelto per le sue vacanze, il suo rifugio. E il libro, del resto, non segue un andamento lineare, il suo fascino è anche in questo andare e indietro nei ricordi del protagonista, che mette a confronto i vari momenti della sua vita, l’arte, la famiglia, la storia privata, gli aspetti del suo carattere di cui non si nasconde le asperità e le emozioni. Ma, storia nella storia, i tanti incontri tra Armani e Filippini e la lunga stagione di confidenze la prima volta finirono nel nulla, lui ci ripensò, lei mise tutto nel cassetto per quasi dimenticarsene fino a quando, dopo la sua scomparsa ha deciso – fortunatamente – di rispolverare il tesoro che Armani, anzi Giorgio, le aveva consegnato ed ora è tutto da leggere.
Frattanto, è in fase di sviluppo una serie tivù dedicata allo stilista, per la regia di Ferzan Özpetek. La serie internazionale, ancora priva di un titolo ufficiale, sarà prodotta da Lux Vide, società del gruppo Fremantle, in associazione con Faros Film. La scelta del cineasta turco naturalizzato italiano non è casuale. Il regista ha infatti conosciuto personalmente Giorgio Armani e nel corso degli anni ha avuto modo di frequentarlo. In una dichiarazione rilasciata a Variety, ha ricordato il loro rapporto con queste parole: “Abbiamo parlato di cinema, di cui era particolarmente appassionato ed esperto. Ma anche di arte, costumi, architettura e, direi, della vita stessa. Ho potuto vedere in lui un visionario e un artista brillante. Ma anche un uomo con i piedi per terra e molto determinato”. Secondo Özpetek, raccontare la vicenda umana e professionale dello stilista rappresenta un’importante responsabilità: “È al tempo stesso un onore emozionante e una sfida che implica cogliere le molteplici sfaccettature di una personalità così complessa, originale e affascinante”. La Giorgio Armani ha acconsentito a mettere a disposizione abiti, archivi e luoghi iconici dello stilista e della maison. Özpetek arriva alla serie dopo il successo globale di Diamanti (2025), storia di un gruppo di artigiane romane della moda alle prese con un ordine impossibile negli anni Settanta, e dopo l’esperienza televisiva con Le fate ignoranti, prima serie italiana originale di Disney+ tratta dal suo film omonimo. Alla sceneggiatura del biopic su Armani Özpetek sta lavorando con Francesco Arlanch, head writer di Lux Vide, già firma delle serie I Medici, Hotel Costiera e Doc nelle Tue Mani.
(*) Giorgio secondo Armani. La vita oltre il successo (con inserto fotografico) di Roberta Filippini, Marsilio 2026, 368 pagine, 19,90 euro
di Silvia Alter