La notte in cui il cinema pugliese si guarda allo specchio

martedì 1 settembre 2026


Il 2 settembre il fossato del Castello Svevo di Barletta ospita un evento che va oltre la semplice proiezione nostalgica: il ritorno sul grande schermo de La capa gira, alla presenza del regista Alessandro Piva e dei suoi protagonisti.

Uscito nel 1999 e presentato al Festival di Berlino, il film ha segnato uno spartiacque radicale nella cinematografia italiana. Prima di quella pellicola, la Puglia sul grande schermo era una terra di macchiette folkloristiche o di paesaggi idilliaci ad uso e consumo turistico. Piva ha spezzato questa narrazione girando un noir ruvido, ritmato e privo di paternalismi, incentrato sulle vicende di Minuicchio e Pasquale, due microcriminali baresi incaricati di recuperare un borsone pieno di droga.

L'impatto del film è stato devastante per tre motivi precisi:

1)L’autenticità linguistica e visiva: l’uso del dialetto barese stretto — così stretto da richiedere i sottotitoli in italiano — non era un orpello comico, ma una scelta stilistica d’autore. La lingua dava corpo, ritmo e dignità drammatica a una periferia dimenticata.

2) L’umanità senza retorica: i personaggi non venivano né giudicati né romanticizzati. Erano figura di una marginalità quotidiana, guidati da un’insofferenza sotterranea e dalla necessità di sbarcare il lunario.

3) Un’estetica ruvida e moderna: la regia di Piva ha importato codici visivi europei nel panorama locale, dimostrando che il cinema di genere poteva nascere e prosperare anche lontano da Roma o Milano.

​A distanza di oltre vent’anni, La capa gira rimane un’opera cult perché non ha perso un grammo della sua forza profetica. Ha inaugurato la cosiddetta “Primavera Pugliese” dell’audiovisivo, dimostrando che i territori di provincia potevano raccontarsi da soli, con voce propria e senza mediazioni consolatorie.

​La serata nel fossato del Castello di Barletta non è un semplice amarcord. La presenza del cast originale e del regista trasforma la reunion in un atto storico: il riconoscimento pubblico di un’opera che ha cambiato per sempre l’immaginario collettivo di una regione, restituendo identità, orgoglio e dignità linguistica a un’intera comunità.


di Alessandro Cucciolla