Quindici anni fa la scomparsa di Maurizio Marini

martedì 4 agosto 2026


Il 6 agosto 2011, moriva, a soli 69 anni, Maurizio Marini, specialista di fama mondiale del Caravaggio (e, più in generale, della pittura del Seicento), tra i “mostri sacri” della critica d’arte. Romano (con origini però di Cori, paesetto in provincia di Latina, noto, tra l’altro, per ospitare un Tempio di Ercole, latino di età sillana, che sembra incredibilmente una copia in piccolo del Partenone!), era stato docente alla “Sapienza”: amico e collaboratore di altri grandi storici e critici d’arte, come Sir Denis Mahon, a lungo consulente artistico di Buckingham Palace.

Il giorno dopo, sabato 7 agosto 2011, mi telefona la mia ragazza di allora (che, tra l’altro, avevo ritrovato, riprendendo il rapporto dopo tanti anni, proprio attraverso Maurizio, suo concittadino) dicendomi che lui era morto il giorno prima, stroncato da un male tanto inesorabile quanto rapido (l’avevo visto, apparentemente in buona salute, a giugno). Pochi giorni dopo, i funerali nella chiesa di Sant’Agostino vicino Piazza Navona (che ospita proprio uno dei capolavori del Caravaggio, quella “Madonna dei pellegrini” dipinta dall’artista nel 1604, probabilmente dopo un viaggio alla Santa Casa di Loreto). Funerali con miriade di parenti e amici, artisti, critici e storici dell’arte, e lo stato maggiore dell’allora Sovrintendenza al Polo Museale del Lazio di Piazza Venezia.

Al Caravaggio, Marini aveva dedicato una vita di studi e ricerche sul campo: sin da quando, dopo la laurea, negli anni ’60 girava le più sperdute chiese del Lazio, sulle tracce lasciate dall’artista nella sua affannosa fuga da Roma del 1606, dopo l’uccisione di Ranuccio Tomassoni in Campo Marzio (a proposito, sempre Ranuccio Tomassoni si chiama un celebre critico d’arte di oggi: discendente della vittima del Merisi?). La dettagliata conoscenza dell’opera del grande lombardo è emersa nei minuziosi volumi che Maurizio gli aveva dedicato: di cui il migliore resta quel “Caravaggio Pictor Praestantissimus” (Roma, Newton Compton, Premio Città di Roma 2001 per la Critica d’Arte) che è, in sostanza, il miglior catalogo caravaggesco mai scritto.

Ma, più in generale, Marini aveva pubblicato saggi, collaborato a trasmissioni radio e tv, tenuto lezioni, conferenze, visite guidate, su tanti temi dell’arte europea del Seicento: come, ad esempio, su Diego Velazquez, coi fiamminghi Rembrandt van Rijn e Peter Paul Rubens tra i massimi artisti influenzati dal Merisi. Spesso suscitando le ire delle varie “vestali” della critica d’arte, urtate dagli sconfinamenti nelle loro “riserve di caccia”. Il tutto, però, sempre senza accodarsi alla grancassa celebrativa di tanti momenti ufficiali: nella grande mostra alle Scuderie del Quirinale del 1610, per i 400 anni della morte di Caravaggio (mostra peraltro unica, per aver radunato, a Roma, quasi il 90 per cento della sua produzione), Marini non fu tra gli studiosi del comitato operativo: avendone criticato pubblicamente difetti di fretta e superficialità, come anzitutto la redazione di varie schede da parte di studiosi non specialisti del tema.

Viveva, Maurizio, in un appartamento in un vecchio palazzo nei pressi di Piazza Navona, esattamente dietro alla seicentesca chiesa della Natività di Piazza Pasquino (oggi, ritrovo abituale della Comunità congolese di Roma): e al piano sotto casa, aveva lo studio, che era una sorta di “palude stigia” dantesca, dove si camminava tra cataste interminabili di libri e documenti che ti assalivano da tutte le parti. Eppure, in quel caos sapeva subito ritrovare quel che serviva. Criticato, a volte, per certe laute consulenze, ed expertise, un po’ disinvolte, Marini però aveva fatto davvero scuola nella critica d’arte europea del Novecento e dell’iniziato Duemila.

Ed è stato anche grazie alle sue ricerche e i suoi approfondimenti che Michelangelo Merisi da Caravaggio − dopo quasi 3 secoli di sottovalutazione e ridimensionamento, interrotti solo nel 1913 dai celebri articoli del grande Roberto Longhi, futuro maestro dell’altro grande Federico Zeri − ha giustamente assunto quel ruolo di rivoluzionario dell’arte che oggi tutti gli riconosciamo.

(*) Caravaggio Pictor Praestantissimus, Maurizio Marini, Newton Compton Editori, 2015, 618 pagine, 14,90 euro.


di Fabrizio Federici