lunedì 20 luglio 2026
Gli uffici di Npr music hanno accolto anche i Napalm Death. Il Tiny Desk concert di Mark Greenway e compari è destinato a fare la storia come il primo di un gruppo grindcore (death metal misto a punk hardcore) in uno dei format più visti in rete. Diverse band metal, hard rock e punk hanno suonato precedentemente negli uffici di Npr music – la divisione musicale dell’emittente National public radio a Washington, D.C. – scegliendo di “addolcire” il proprio suono. I Napalm Death, invece, si sono presentati vestiti rigorosamente di nero e pronti a sprigionare 20’ di set estremi e caotici.
Si è aperto un piccolo circle pit negli uffici di Npr. Finalmente, la missione “distruttiva” dei Napalm Death è arrivata al Tiny Desk, per la felicità di centinaia di migliaia di fan. Per più di 40 anni, il rumore non è stato solo un principio centrale del suono caustico della band di Birmingham. Negli anni Ottanta, una prima versione della band creò il grindcore, un genere che estremizza l’intensità del metal e dell’hardcore per creare qualcosa di ancora più radicale. In queste canzoni, spesso brevi e sempre feroci, il dolore dell’oppressione si riflette nell’assalto sonoro. Attenzione però: le urla e i gorgoglii di Mark Greenway non incitano né all’odio né alla violenza, bensì all’unità e alla solidarietà tra esseri umani.
I Napalm Death hanno riassunto 40 anni di attività e di eredità in poco meno di 20 minuti (circa la durata di un loro disco). Hanno suonato tracce dal loro album più acclamato, Scum, a inizio e fine set. Nel mezzo, la dissonante e maniacale Everyday Pox e Amoral, un inno post-punk scritto dallo storico bassista della band Shane Embury, che non ha potuto partecipare al tour americano dei Napalm Death. Il set non poteva che chiudersi con l’emblematica You Suffer. Quella che potrebbe sembrare una scelta dettata dagli algoritmi social e dal voler fare una clip virale per rilanciare lo show in rete, in realtà è il modo migliore per chiudere l’esibizione della band al Tiny Desk. Nell’esplosione di You Suffer c’è una domanda che vale la pena chiedersi in ogni momento, soprattutto in questi tempi dove crudeltà, apatia e indifferenza sono all’ordine del giorno: “Perché”?
di Edoardo Falzon