lunedì 13 luglio 2026
Kieran Hebden, in arte Four Tet, ha pubblicato un disco senza titolo né crediti, nascondendolo nelle piattaforme streaming. L’ultima provocazione del compositore britannico è arrivata di soppiatto, senza promozione e senza singoli. In realtà, Kieran aveva già fatto uscire diverse canzoni sotto l’alias nel font Wingdings – scritto ⣎⡇ꉺლ༽இ•̛)ྀ◞ ༎ຶ ༽ৣৢ؞ৢ؞ؖ ꉺლ – tra il 2017 e il 2019, ma è la prima volta che il dj britannico utilizza lo pseudonimo fantasma per pubblicare un intero disco. L’album di otto tracce è stato prima pubblicato in vinile il mese scorso, e dal 2 luglio è disponibile su tutte le piattaforme.
La cifra stilistica di Four Tet è ricorrente in tutte le canzoni del disco: la sinestesia che nasce dall’incontro dei tipici suoni “luminosi” creati dal dj inglese e i ritmi dance dell’album trasforma l’ascoltatore in un esploratore sonoro, che vagando nel deserto della musica elettronica “commerciale” scopre una proverbiale oasi paradisiaca, dotata di laghetto, alberi rigogliosi e perfino una piccola cascata. L’ultima fatica di Kieran Hebden è dissetante come un sorso d’acqua sorgiva in quest’estate torrida dove perfino un tormentone estivo fatica a imporsi. I suoni organici e ipnotici di Four Tet mettono d’accordo i puristi della musica analogica e i fan della musica elettronica: in fin dei conti l’importante è che le canzoni siano belle, verrebbe da dire. È vero anche che il workflow di Kieran è slegato dalle logiche di questo mercato musicale, sempre più affamato e bulimico. Four Tet compone dischi sinceri e profondi, che accompagnano l’ascoltatore in un universo sonoro che se ne frega delle tre dimensioni, senza mai dimenticare che la musica elettronica è fatta anche per ballare e divertirsi.
A due anni di distanza da Three, il disco che gli è valso ben due nomination ai Grammy awards, Four Tet si è preso gioco delle piattaforme di streaming musicale e, in un certo senso, anche di tutti i suoi colleghi “schiavi” dei trend e degli algoritmi, che pianificano ogni passo in virtù di ciò che è “virale” sui social network.
di Edoardo Falzon