mercoledì 24 giugno 2026
Supergirl si basa sull’omonimo personaggio di DC Comics. Il film, scritto da Ana Nogueira e diretto da Craig Gillespie, vede come protagonista Milly Alcock nei panni di Kara Zor-El. “È stata un’esperienza sconvolgente”, racconta l’attrice a proposito dell’audizione. “Sono arrivata in aereo dall’Australia ad Atlanta, dopo praticamente un giorno intero in aria. In completo jet lag, con l’adrenalina a mille. Non recitavo da un po’ e avevo paura di sbagliare”. È l’inizio del 2024. Il progetto di portare sul grande schermo, con un film tutto suo, la cugina di Clark Kent è ancora alle prime fasi di produzione. Non è ancora stato scelto il regista Craig Gillespie, anch’egli australiano, noto per I, Tonya e Crudelia. I pezzi grossi della DC James Gunn e Peter Safran, però, hanno fretta: l’eroina deve fare il suo debutto nel finale di Superman, il film da 600 milioni di incassi che ha inaugurato il nuovo DC Universe nel 2025. “Mi hanno vestita con una maglia blu e una gonna rossa. Non so bene cosa sia successo dopo”, ricorda sorridendo. Seduta con le braccia e le gambe intrecciate, un piede che tamburella nell’aria e le mani che continuano a muoversi, Alcock, in un'intervista all'Ansa a Los Angeles, mostra ancora l’ansia di allora. “Sono sempre un po’ agitata, maschero solo bene”, ride. È proprio questa combinazione di fragilità, ironia e irrequietezza che ha convinto i produttori. Lo spiega Ana Nogueira, la sceneggiatrice scelta da Gunn per adattare il fumetto Supergirl: Woman of Tomorrow di Tom King e Bilquis Evely: “Quando scrivevo il personaggio non sapevo nemmeno se esistesse un’attrice capace di interpretarlo. James disse subito che doveva essere Milly Alcock. Aveva visto qualcosa nei suoi occhi in House of the Dragon (Alcock interpreta Rhaenyra Targaryene nella prima stagione della serie Hbo prequel di Il Trono di Spade). Aveva ragione”.

La Kara immaginata da Nogueira e portata sullo schermo da Gillespie è molto diversa dalle versioni precedenti. Più cupa, più spettinata, stanca e schiva. Si sveglia con i postumi della sbronza, vive in una roulotte disordinata più della stanza di un adolescente, ha come unico amico un cagnolino. Ancora traumatizzata dalla distruzione di Krypton e dalla perdita della famiglia, vive tenendo tutti alla larga, in un universo di frontiera sporco e cupo che assomiglia a quello di Mad Max o dei Guardiani della galassia. Non ha il lusso dell’ottimismo, della gentilezza e dell’estrema precisione che caratterizza suo cugino Superman. Lui (David Corenswet, ovviamente) la chiama, le fa gli auguri di compleanno, la invita a tornare a trovarlo, ma lei sembra chiusa nel più ruvido distacco. In questo viaggio di scoperta e accettazione, “i difetti di Kara, la sua capacità di essere umana, incasinata e imperfetta, sono ciò che mi ha fatto innamorare di lei – riflette Alcock – Non ci innamoriamo delle persone perfette, ci piace quando sono un po’ sgangherate come noi. Ci fa sentire meno soli”. Un’idea condivisa da Nogueira: “Kara crede che il caos dentro di sé le impedisca di essere un’eroina, ma scoprirà che sono proprio le ferite e le esperienze più difficili a renderla la persona giusta per aiutare gli altri”. È un messaggio che le due donne vogliono arrivi con questo nuovo film tutto femminile: “Ragazze, liberatevi dall’aspettativa della perfezione: è del tutto irraggiungibile e non è reale. Quando ci accettiamo per intero, allora sì, siamo invincibili”, chiosa l’attrice.
di Redazione