Il virtuosismo poetico di una notte di mezza estate

martedì 16 giugno 2026


Nella serata di venerdì 12 giugno, il Teatro dell’Opera di Roma ha ospitato una delle pagine più affascinanti del repertorio ballettistico del Novecento: Sogno di una notte di mezza estate, capolavoro coreografico di George Balanchine costruito sulle immortali musiche di Felix Mendelssohn-Bartholdy. Lo spettacolo ha conquistato il pubblico grazie a una felice convergenza di elementi artistici, grazie alla raffinata direzione musicale di Karen Durgaryan, l’eccellente prova dell’Orchestra del Teatro dell’Opera, la qualità della compagnia di ballo e le brillanti interpretazioni delle soliste Jessica Ricci e Maria Elena Pepi, protagoniste di una serata di rara suggestione.

Fin dalle prime battute dell’Ouverture, la musica di Mendelssohn ha creato quell’atmosfera sospesa e incantata che costituisce l’anima stessa dell’opera. La straordinaria capacità del compositore tedesco di tradurre in suono il mondo fantastico immaginato da Shakespeare emerge con una freschezza che continua a stupire ancora oggi.

Le celebri figurazioni leggere degli archi, i delicati interventi dei legni, le improvvise accensioni orchestrali e il continuo alternarsi di slancio lirico e brillante leggerezza restituiscono un universo poetico in cui il reale e l’immaginario si fondono senza soluzione di continuità. Inoltre, è una musica che non accompagna semplicemente la danza, ma la genera, la ispira e la sostiene, diventando essa stessa movimento, colore e racconto.

Merito particolare va alla direzione di Karen Durgaryan, che ha saputo cogliere e valorizzare ogni sfumatura della partitura. Il direttore ha guidato l’Orchestra con gesto sicuro, elegante e sempre attento alle esigenze del palcoscenico, raggiungendo un equilibrio ideale tra buca e scena. Pertanto, colpisce soprattutto la perfetta sincronia ottenuta tra orchestra e corpo di ballo, elemento essenziale in una coreografia complessa come quella di Balanchine. Ogni ingresso, ogni variazione ritmica, ogni cambiamento di atmosfera è stato sostenuto con precisione e sensibilità, consentendo alla musica di respirare insieme alla danza.

L’orchestra ha risposto con una prestazione di altissimo livello, offrendo una lettura limpida, armoniosa e ricca di colori timbrici, capace di esaltare tanto i momenti più lirici quanto quelli più brillanti e festosi della composizione mendelssohniana.

La coreografia di George Balanchine si conferma un autentico capolavoro di invenzione teatrale e pur rispettando il nucleo narrativo della commedia shakespeariana, il grande maestro georgiano-americano costruisce un linguaggio coreografico che alterna continuamente registri diversi, passando dal dramma alla commedia, dalla leggerezza all’introspezione, senza mai perdere la dimensione onirica che caratterizza l’intera opera.

La foresta incantata diventa così uno spazio della mente e dell’immaginazione, popolato da creature misteriose, amanti smarriti e figure magiche che si muovono in un equilibrio perfetto tra realtà e sogno. Particolarmente riuscita appare proprio questa capacità della coreografia di essere, allo stesso tempo, ironica e drammatica. Le schermaglie amorose, gli equivoci e le trasformazioni che animano la vicenda sono rappresentati con una sottile vena umoristica che strappa più volte il sorriso, ma sotto la superficie della commedia emerge continuamente una riflessione più profonda sui sentimenti, sul desiderio e sull’illusione.

Balanchine traduce tutto ciò in una danza fluida e raffinata, fatta di linee eleganti, intrecci scenici complessi e immagini di grande forza evocativa. Ogni quadro sembra nascere da una visione, ogni movimento appare sospeso in una dimensione fuori dal tempo, contribuendo a creare quell’atmosfera sognante che costituisce il tratto distintivo dello spettacolo.

In questo contesto si sono distinte le interpretazioni delle soliste Jessica Ricci e Maria Elena Pepi, protagoniste di una prova di notevole spessore tecnico ed espressivo. Entrambe hanno dimostrato una padronanza assoluta del linguaggio balanchiniano, affrontando le difficoltà della partitura coreografica con sicurezza, eleganza e naturalezza. Le due artiste hanno dato vita a momenti di grande lirismo musicale, contribuendo in maniera determinante alla riuscita complessiva dello spettacolo.

Di rilievo anche la prestazione del corpo di ballo, protagonista di una prova compatta e accurata e le scene d’insieme, fondamentali nell’economia della coreografia, sono state eseguite con precisione e armonia, restituendo tutta la ricchezza delle geometrie coreografiche concepite da Balanchine. L’omogeneità del gruppo e la qualità delle interazioni tra i danzatori hanno rafforzato l’impressione di trovarsi di fronte a una compagnia capace di affrontare con autorevolezza uno dei titoli più raffinati del repertorio internazionale.

Al termine della rappresentazione, il lungo e caloroso applauso del pubblico romano ha testimoniato il successo di una produzione che ha saputo coniugare eccellenza musicale e qualità coreografica.

Questo Sogno di una notte di mezza estate si è rivelato un’esperienza artistica completa, nella quale la poetica musicalità di Mendelssohn, la magistrale invenzione scenica di Balanchine, la direzione attenta e armoniosa di Karen Durgaryan e il virtuosismo delle soliste Jessica Ricci e Maria Elena Pepi hanno contribuito a creare uno spettacolo di rara bellezza.

Al postutto, si è assistito a una serata capace di trasportare gli spettatori in un universo sospeso tra fantasia e realtà, confermando ancora una volta la straordinaria forza evocativa di un capolavoro senza tempo.


di Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno