Taormina, Placido racconta la miniserie tivù su Rosario Livatino

lunedì 15 giugno 2026


Michele Placido sceglie il Taormina Film Fest per descrivere la miniserie tivù dedicata a Rosario Livatino. Papa Giovanni Paolo II, dopo l’omicidio del giudice per mano della mafia il 21 settembre 1990, lo definisce “martire della giustizia e indirettamente della fede”. È stato beatificato nel 2021. Il titolo del progetto televisivo è deciso: Il giudice e i suoi assassini. “Non perché voglio fare la storia di un prossimo santo, ma perché ho scoperto nuovi atti che mostrano praticamente come lui usasse una metodologia per combattere la mafia in linea con quella di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, cioè sequestro dei beni e i conti bancari”. La miniserie per Rai 1 che narra la vita e l’impegno del magistrato siciliano sarà interpretata da Giuseppe De Domenico. Il principale punto di riferimento di Livatino? Per Placido è stato il Vangelo. “Era una persona molto credente. Papa Francesco mi aveva chiesto di incontrarlo per mezz’ora, poi diventata un’ora e mezza. Mi accolse con un Michele, Michele, so che tu sarai il regista. Ci teneva molto a capire cosa si sarebbe visto nella serie. Noi in Italia abbiamo una lunghissima tradizione di cinema civile che viene da lontano, da registi come Francesco Rosi, Elio Petri e Damiano Damiani. Il Papa desiderava che fosse un’opera capace di toccare l’intimità delle persone, anche perché c’era in corso un importante processo di beatificazione”. Oltre alla serie su Livatino, Placido ha in cantiere anche un progetto su Celestino V.

“È un film Rai in cui interpreto questo pontefice che Dante colloca nell’Inferno. È un personaggio che storicamente aveva 87 anni e io, che ne ho 80, mi sono messo alla prova: abbiamo girato in Abruzzo e sono molto soddisfatto di me stesso, perché temevo di non farcela alla mia età in contesti climatici e geografici così complessi. La storia di questo papa è bellissima e tragica: le grandi famiglie dei cardinali romani (come i Caetani) volevano utilizzarlo come un pontefice di transizione. Si dissero: Diamo il papato a questo vecchio eremita che probabilmente tra cinque mesi morirà, ma non fu così”. L’impegno sociale ha sempre fatto parte della carriera di Placido: “Il mio primo film fu Pummarò, trattava un tema molto attuale il caporalato, una piaga di cui oggi si parla tantissimo. Tutto partì da un’immagine che mi colpì profondamente: c’erano dei ragazzi, quasi tutti provenienti dall’Africa, arrivati clandestinamente e costretti a raccogliere pomodori in condizioni disumane”.

Quanto alle nuove generazioni, “i giovani di oggi – sottolinea Placido – hanno paura. Viviamo in un’era in cui i leader mondiali non sono credibili e sembra non esserci una reale volontà di pace o l’intenzione di fermare i conflitti. Mi torna in mente la celebre frase attribuita ad Albert Einstein: Non so con quali armi si combatterà la Terza guerra mondiale, ma la Quarta si combatterà con i bastoni e con le pietre. Questo perché avremo distrutto tutto”. Tornando alla serie su Livatino, spiega ancora Placido: “Il cinema italiano ha una grandissima tradizione legata al neorealismo e all’impegno sociale, una scuola cinematografica che ci ha riempito di premi Oscar e che ha dato dignità alle storie della nostra terra e della nostra gente. Se ancora usiamo la parola mafia nel senso tradizionale, la riduciamo a un fenomeno isolato. Se invece la intendiamo come un modo di comportarsi delle persone, capiamo quanto ancora ci riguardi, quanto faccia parte della nostra cultura. Poco prima di morire, Rosario Livatino pronunciò una frase immensa per importanza: Alla fine della vita non ci sarà chiesto se siamo stati credenti, ma se siamo stati credibili”.

(*) Nella prima foto è ritratto l’attore-regista Michele Placido

(**) La seconda foto è un'immagine d'archivio del giudice Rosario Livatino


di Silvia Alter